La casa di Cupertino ufficializza una partnership pluriennale con Mountain View per integrare i modelli fondamentali nei propri dispositivi. Una mossa strategica che segna un punto di svolta nella competizione tecnologica globale.
L’attesa è finita e le speculazioni hanno trovato conferma: Apple ha deciso di unire le forze con Google per potenziare le sue funzionalità di intelligenza artificiale. Al centro di questo accordo storico c’è un massiccio aggiornamento di Siri, previsto per la fine dell’anno, che si appoggerà alla tecnologia Gemini e all’infrastruttura cloud del colosso della ricerca.
Secondo quanto riportato dalla CNBC, che ha visionato una dichiarazione congiunta delle due aziende, la collaborazione pluriennale prevede l’utilizzo della tecnologia di Google come base per i futuri “Apple Foundation Models”.
Una scelta basata sulla capacità tecnica
La decisione di Tim Cook e del suo team non è stata presa alla leggera. In una nota ufficiale rilasciata lunedì, Apple ha spiegato che, dopo un’attenta valutazione, la tecnologia di Google è emersa come la piattaforma più capace per sostenere i propri modelli fondativi. L’obiettivo dichiarato è quello di sbloccare esperienze innovative per gli utenti, mantenendo però saldo il principio della privacy: i modelli continueranno a operare sui dispositivi Apple e attraverso il sistema proprietario Private Cloud Compute.
Sebbene Apple abbia rifiutato di commentare i dettagli economici dell’operazione, indiscrezioni precedenti di Bloombergsuggerivano che la Mela fosse pronta a investire circa 1 miliardo di dollari l’anno per licenziare l’IA di Google.
Il destino della collaborazione con OpenAI
Questa nuova alleanza solleva interrogativi legittimi sul ruolo di OpenAI all’interno dell’ecosistema Apple. Attualmente, l’azienda integra ChatGPT in Siri e nella suite Apple Intelligence per gestire le richieste più complesse che richiedono una vasta conoscenza del mondo.
Nonostante l’ingresso prepotente di Google, il produttore di iPhone ha chiarito alla CNBC che non sono previste modifiche all’accordo esistente con i creatori di ChatGPT. Tuttavia, resta da capire come coesisteranno nel lungo periodo due competitor diretti come Google e OpenAI all’interno dello stesso sistema operativo, specialmente ora che Google sta recuperando terreno velocemente nella corsa all’IA generativa.
Il contesto economico: la rimonta di Google
L’accordo arriva in un momento d’oro per Google. Il 2025 è stato registrato come l’anno migliore per l’azienda dal 2009, culminato con il lancio del modello avanzato Gemini 3. Un successo che si riflette anche nei numeri di borsa: la settimana scorsa, per la prima volta dal 2019, la capitalizzazione di mercato di Google ha superato quella di Apple, toccando brevemente la soglia dei 4 trilioni di dollari.
Sundar Pichai, CEO di Google, ha evidenziato in ottobre come il segmento cloud dell’azienda stia vivendo una crescita esponenziale, firmando nel terzo trimestre del 2025 più accordi superiori al miliardo di dollari di quanto fatto nei due anni precedenti combinati.
La pressione su Apple e i ritardi di Siri
Per Apple, questa mossa rappresenta una necessità strategica. L’azienda è rimasta a lungo ai margini della frenesia per l’intelligenza artificiale che ha travolto Wall Street sin dal lancio di ChatGPT a fine 2022. Mentre giganti come Microsoft, Amazon e Meta investivano miliardi in infrastrutture e strumenti IA, Cupertino ha dovuto affrontare pressioni crescenti per consegnare un aggiornamento di Siri all’altezza delle aspettative.
La nuova versione dell’assistente vocale, inizialmente prevista per l’anno scorso, è stata posticipata al 2026. L’azienda aveva ammesso che lo sviluppo delle nuove funzionalità richiedeva più tempo del previsto, nonostante fossero già partiti gli spot pubblicitari. L’infrastruttura di Google potrebbe essere la chiave per colmare finalmente questo divario.
Lo scenario antitrust
L’accordo si inserisce in un quadro legale complesso. Google paga già miliardi ad Apple ogni anno per rimanere il motore di ricerca predefinito su iPhone, una partnership che è finita sotto la lente d’ingrandimento delle autorità. Tuttavia, una sentenza di settembre ha scongiurato lo scenario peggiore per Google — la vendita forzata di Chrome — permettendo all’azienda di continuare a stringere accordi commerciali strategici come questo.
Questa rinnovata fiducia nella “agenda IA” di Google dimostra come, nonostante le sfide legali e la competizione serrata, il gigante di Mountain View sia riuscito a riposizionarsi come leader indispensabile anche per i suoi storici rivali hardware.
