CATTIVERIA, INVIDIA, IRONIA? Rispondo a chi…E MA NORD VPN?!

Sono trascorsi circa dieci giorni da quell’evento spiacevole che ha scosso la mia attività digitale. Non è mia intenzione trasformare questo spazio in un muro del pianto o tornare ossessivamente sui dettagli tecnici dell’accaduto, ma è doveroso ringraziare chi mi è stato vicino. La notizia ha fatto il giro del web e, incredibilmente, ha valicato anche i confini della nostra solita bolla.

C’è un’ironia di fondo che non è sfuggita a nessuno: una persona che parla di tecnologia quotidianamente — pur non essendo un verticale sulla cybersicurezza — è stata vulnerata attraverso sofisticati sistemi di intelligenza artificiale, phishing e ingegneria sociale. I meme si sono sprecati e, a mente fredda, hanno strappato un sorriso anche a me, sebbene vedere il proprio canale trasmettere dirette fake sulle criptovalute non sia stata esattamente l’esperienza più rilassante della mia vita.

Tuttavia, c’è un punto fondamentale che merita chiarezza. Molti commenti, alcuni ironici, altri intrisi di una certa cattiveria, recitavano: “Sponsorizzi NordVPN da sempre, ne parli in continuazione, e poi non ti ha protetto?”. È arrivato il momento di rispondere seriamente a questa obiezione e spiegare perché, in realtà, la colpa è stata doppiamente mia.

Perché la VPN non mi ha salvato (e perché è colpa mia)

La risposta breve è che sono stato un “pollo”. L’attacco è andato a buon fine a causa di un abbassamento della guardia durato non più di cinque secondi, un lasso di tempo sufficiente a scatenare il caos. Ma la verità tecnica è un’altra: se avessi avuto NordVPN attiva in quel preciso istante, l’attacco non sarebbe riuscito.

Normalmente mantengo il servizio sempre attivo. Tuttavia, capita che la protezione blocchi l’accesso a siti che ho necessità di visitare per lavoro o curiosità. Esiste una funzione molto comoda che permette di sospendere la protezione per un determinato numero di minuti, dopodiché si riattiva automaticamente. Io, purtroppo, avevo optato per la disattivazione manuale completa e ho dimenticato di riabilitarla.

Se fosse stata attiva, il software mi avrebbe segnalato che quella specifica finestra di autenticazione di Google era falsa e malevola.

La differenza tra VPN e Threat Protection

È essenziale fare una distinzione tecnica. Una VPN (Virtual Private Network) classica è un tunnel crittografato per i dati: serve a nascondere l’IP, a geolocalizzarsi altrove e a proteggere la privacy, ma di per sé non blocca un attacco di phishing o un malware se l’utente clicca volontariamente su un link.

Ciò che mi avrebbe salvato è una funzione specifica inclusa nella suite, chiamata Threat Protection Pro. Non è una semplice VPN, ma un sistema avanzato che agisce come:

  • Antimalware: scansiona i file scaricati nel cloud ed elimina automaticamente quelli nocivi.
  • Blocco tracker e pubblicità: impedisce il tracciamento pubblicitario invasivo.
  • Filtro anti-phishing: analizza i siti web in tempo reale e blocca l’accesso se rileva minacce.

La prova sul campo: simulazione di attacco

Per dimostrare che non si tratta di una difesa d’ufficio, ho condotto un test pratico con l’aiuto di un esperto di cybersecurity, utilizzando tre link specifici progettati per ingannare l’utente.

Il primo link è quello che ha causato il mio incidente. Attualmente Google lo ha inserito in una “red list”, quindi il browser Chrome lo blocca nativamente. Tuttavia, ho verificato che, nei giorni immediatamente successivi all’attacco (quando Google ancora non lo riconosceva), la Threat Protection attiva lo bloccava istantaneamente.

Ho poi testato un link ancora più insidioso: un falso sito di reclutamento che imitava alla perfezione il portale carriere di Louis Vuitton. A un occhio nudo sembra legittimo, il sito “gira” e ha una grafica curata. Senza protezione, Chrome permette di aprirlo e, inserendo i dati, si cade nella trappola del phishing. Riattivando la protezione di NordVPN, l’accesso viene immediatamente inibito con un avviso di sicurezza, impedendo qualsiasi interazione.

Lo stesso risultato si ottiene con siti di scommesse online fraudolenti o falsi portali di vendita di pannelli fotovoltaici (come un certo “solarglo”). Questi siti spesso sfuggono ai filtri standard dei browser come Chrome, Firefox o Safari, ma vengono rilevati e bloccati dalla suite di sicurezza.

Sicurezza su mobile e differenze tecniche

La protezione non si limita al computer desktop. L’applicazione mobile integra la stessa tecnologia, seppur con una leggera differenza tecnica.

  • Su Desktop: Il software utilizza API raffinate per analizzare il contenuto e mostrare una maschera di avviso specifica.
  • Su Mobile: Il blocco avviene a livello di DNS. È un approccio più “aggressivo”: il sito semplicemente non si apre. Non appare la pagina di avviso dettagliata, ma il risultato è garantito: la connessione al server malevolo viene troncata.

Un dettaglio importante è che la Threat Protection funziona indipendentemente dalla VPN. Potete avere il tunnel VPN spento (per avere la massima velocità di connessione locale) ma mantenere attiva la protezione contro le minacce web.

Analisi dei costi e il valore della suite

Non tutti i piani includono questo livello di sicurezza. La Threat Protection Pro è compresa nel pacchetto Plus e nel pacchetto Ultimate, ma non in quello Base. Facendo due conti:

  • Il piano Ultimate offre molto di più, ma ha un costo superiore (circa 5,48€ al mese).
  • Il piano Plus, a mio avviso, è il “best buy”. Al costo di circa 3,33€ al mese offre la VPN, la protezione antimalware completa, il blocco delle pubblicità e include anche NordPass, un gestore di password.

Avere un password manager sicuro e la segregazione dei dati è vitale. Se durante l’attacco avessero avuto accesso anche alle mie password salvate, l’effetto valanga sarebbe stato catastrofico.

Strumenti gratuiti per chi non vuole abbonarsi

Per onestà intellettuale, va detto che NordVPN offre uno strumento gratuito accessibile a tutti via web: il Link Checker. Basta andare sul loro sito, incollare un link sospetto e il sistema vi dirà se è malevolo o contiene malware. Esiste anche un File Checker per analizzare i file scaricati.

Tuttavia, è una soluzione manuale. Richiede che l’utente abbia il dubbio, copi il link e lo verifichi prima di cliccare. La protezione integrata nell’app, invece, automatizza tutto questo processo.

Conclusioni: la soluzione “zero sbatti”

So bene che gli esperti informatici, i sistemisti e gli smanettoni staranno pensando: “Esistono alternative open source, gratuite e configurabili che fanno la stessa cosa”. Avete ragione. Se avete le competenze e il tempo per configurare server, DNS personalizzati e firewall, potete ottenere risultati simili a costo zero.

Ma per la stragrande maggioranza delle persone — me compreso, che cerco soluzioni “zero sbatti” — una suite come questa è fondamentale. La vulnerabilità umana esiste. Quei cinque minuti di distrazione possono capitare a chiunque, anche ai più esperti. Avere uno strumento che lavora in background e che ti costringe a un click in più prima di fare un disastro può fare la differenza tra una giornata normale e un incubo digitale.

In futuro dedicherò più spazio alla divulgazione su come difendersi, non solo nel mondo crypto o tech, ma nella vita quotidiana. Proprio pochi giorni dopo il mio hacking, ho ricevuto un tentativo di truffa su WhatsApp incredibilmente credibile, senza link, basato solo sulla fiducia e sull’urgenza emotiva.

Il confine tra sicurezza e vulnerabilità è sottile. Informarsi e dotarsi degli strumenti giusti non è fare pubblicità: è proteggere la propria vita digitale.

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