NUOVI META VR, Ray-Ban DISPLAY e SOLO AUDIO! Prezzi e Specifiche

Direttamente dall’area demo dell’evento Meta, ho appena avuto modo di mettere le mani, e soprattutto gli occhi, sulle novità hardware presentate in queste ore. Nessuna premessa infinita: passiamo subito alla sostanza, perché tra i nuovi visori di realtà mista, l’aggiornamento dei Ray-Ban intelligenti e una variante incentrata solo sull’audio per chi tiene alla privacy, c’è parecchia carne al fuoco da metabolizzare.

I nuovi Meta VR: la scommessa sul comfort e la realtà mista

Si parte dal pezzo forte, i Meta VR. La primissima cosa che il sistema richiede una volta indossati è la calibrazione, un processo basato sul tracciamento degli occhi e delle mani. L’interfaccia utente è graficamente molto curata e il sistema di controllo ricorda da vicino quello dell’Apple Vision Pro: si usano le dita, navigando nel menù con lo sguardo e confermando con un semplice “pinch”, ovvero pizzicando pollice e indice.

L’impatto visivo iniziale restituisce un’ottima sensazione. La modalità trasparenza (il passthrough) è bellissima: quello che vedo attraverso le ben sei telecamere esterne (che offrono una risoluzione di 26 pixel per grado) sembra del tutto privo di latenza. La qualità dei due display microOLED 5K interni si fa notare subito. Parliamo di una densità di 37 pixel per grado e una risoluzione di 2412 x 2288 pixel per occhio con refresh rate fino a 120Hz: i neri sono profondi e i pixel risultano praticamente invisibili, restituendo un’immagine estremamente definita.

A livello di design, Meta ha fatto una scelta ingegneristica drastica ma sensata. Il visore in sé pesa soltanto 100 grammi ed è disponibile in due taglie (Small e Large). Il segreto di questa leggerezza risiede nell’aver scorporato l’unità di calcolo e la batteria, spostandole in un “puck” esterno da 300 grammi collegato via cavo. Questa unità esterna ospita il processore Qualcomm Snapdragon XR2 Gen 3, ben 12 GB di RAM e 128 GB di memoria interna, peraltro espandibile tramite microSD fino a 1 TB. Oltre ad abbattere il peso sul viso, questa divisione allontana la principale fonte di calore dalla faccia dell’utente, risolvendo uno dei fastidi più tipici legati all’uso prolungato dei VR. L’autonomia dichiarata è di circa 3 ore, con la comodità di poter ricaricare il puck a 45W anche durante l’utilizzo.

Dal punto di vista dell’usabilità, la compatibilità con l’intero catalogo di applicazioni Quest è stata mantenuta, un dettaglio fondamentale vista l’ampiezza dello store. Un aspetto che mi ha convinto molto è la leggera visione periferica del mondo reale che il design aperto lascia intravedere. Quando si guarda un film, non si è completamente estraniati dall’ambiente circostante; se passa qualcuno, se ne ha la percezione. Oltre a contestualizzare l’esperienza, questo accorgimento aiuta notevolmente a mitigare la motion sickness.

Parlando di multimedialità, ho provato a guardare una finale NBA a 180 gradi. Essendo il visore certificato IMAX Enhanced, l’esperienza diventa immersiva al massimo, avvolgendoti in una semisfera virtuale in cui l’audio spaziale Dolby Atmos fa il resto. A proposito di audio: c’è un altoparlante su ogni asta e, dettaglio per me vitale, sotto la scocca sono presenti dei tastini fisici per la regolazione del volume, decisamente più pratici dell’odiato touch.

Ma l’effetto “wow” vero e proprio è arrivato con la produttività. Sul piano di appoggio fisico si è materializzata la Surface Keyboard, una tastiera virtuale completa di trackpad. Facendo scorrere il dito sulla scrivania, una freccina si muoveva nell’interfaccia; premendo sul tavolo, stavo letteralmente digitando. Intuitivo, affascinante, ma sarà da valutare quanto risulti comodo nel lungo termine. Collegando un laptop, mi sono apparsi non uno, ma ben tre monitor virtuali, che posso afferrare pizzicando la barra inferiore per riposizionarli nello spazio, anche alle mie spalle. Grazie ai sensori integrati, gli schermi rimangono ancorati nell’ambiente con una precisione chirurgica.

Insomma, il design può piacere o meno, ma non stiamo parlando di un occhiale da passeggio. Il prodotto è tecnologicamente molto interessante. L’arrivo sul mercato è previsto per la primavera del 2027 a un prezzo di 1299 dollari.

Ray-Ban Meta Gen 3: l’intelligenza artificiale parla italiano

Tornando coi piedi per terra e a dispositivi pensati per la vita quotidiana di tutti i giorni, ho provato la nuova generazione di smart glasses. I Ray-Ban Meta Gen 3 mantengono il cuore delle funzioni viste in passato ma introducono un design senza tempo come l’Aviator, che personalmente apprezzo tantissimo, oltre ai nuovi modelli Zena e ai classici Wayfarer.

Per il mio volto, che è abbastanza piccolo e mi fa faticare con quasi tutti gli occhiali, questi Aviator calzano davvero bene. Una novità interessante lato ergonomia è la possibilità di modellare leggermente la parte posteriore delle aste per farle aderire in modo perfetto al viso. Anche il pulsante di scatto fisico superiore è stato ridisegnato con una protuberanza che lo rende molto più facile da individuare al volo.

Sul fronte hardware, le fotocamere rimangono da 12 MP con video in 3K, ma ora il sistema acquisisce foto orizzontali e le nuove foto dinamiche. Ma l’upgrade più rilevante riguarda l’autonomia, che tocca le 9 ore di utilizzo, e l’integrazione di un array a 6 microfoni progettato per tagliare fino al 90% del rumore di fondo. Questo va a braccetto con una novità importante che arriverà a fine anno: la possibilità di registrare video catturando l’audio spaziale in Dolby Atmos, per una riproduzione a 360 gradi.

La vera rivoluzione per noi, però, non risiede tanto nell’hardware, ma nel fatto che l’ecosistema arriva in Italia “italianizzato”. Meta AI finalmente comprende la nostra lingua. Basterà evocare l’assistente (chiamato anche Muse) per chiedere consigli su un bar nei dintorni e farsi guidare passo passo, tutto gestito in modo vocale e con l’ausilio delle gesture sul bracciale opzionale. Al netto del fatto che risultano ancora un pochino pesanti, l’utilità nella vita reale potrebbe fare un salto di qualità importante. Il prezzo di partenza per questa terza generazione si attesta sui 449 euro.

Ray-Ban Meta Audio: il compromesso per la privacy

Per chi è sensibile ai temi legati alla privacy, o per chi frequenta ambienti dove le fotocamere non sono gradite, l’azienda ha presentato i Ray-Ban Meta Audio. Come suggerisce il nome, si tratta di smart glasses sprovvisti di ottiche.

Il design è declinato nei modelli Clubmaster e Burbank e al tatto risultano decisamente compatti e leggeri, fermando l’ago della bilancia a soli 43 grammi. Mancando la fotocamera, il focus è tutto sulle funzioni smart e sull’audio. Non utilizzano la conduzione ossea ma si affidano ad altoparlanti integrati nelle aste. La qualità sonora, per quanto sia difficile dare un giudizio definitivo in una sala demo, mi è sembrata molto buona e il volume piuttosto alto. C’è da tenere in conto che, non essendo in-ear, a volumi elevati chi vi sta vicino potrebbe percepire cosa state ascoltando.

Presentano i classici comandi touch sulle aste per la gestione multimediale e, al posto del tasto di scatto, troviamo un pulsante dedicato per richiamare Meta AI. Avrete accesso a tutto il pacchetto di intelligenza artificiale (traduzioni in tempo reale, gestione calendario, domande generali), eccezion fatta, per ovvi motivi, per la richiesta di descrivere ciò che state guardando. La batteria integrata promette fino a 12 ore di autonomia, estendibili a 48 ore tramite la custodia. Il prezzo di partenza è di 349 dollari con disponibilità da metà ottobre.

Per quanto riguarda i modelli “Display”, come accennato nel keynote arriveranno anche in Italia a un prezzo di 899 euro, preordinabili già da ora e disponibili all’indosso dal 13 ottobre.

È stata una sessione di prove davvero densa. Ora devo metabolizzare il tutto per capire quanto di questo “effetto wow” riuscirà a trasformarsi in una reale abitudine quotidiana. Voi cosa ne pensate di queste novità?