C’è una soddisfazione particolare nel testare dispositivi che provano a spingere l’asticella tecnologica sempre un po’ più in alto. Bene amici, oggi ho tra le mani il nuovo Xiaomi 18 Fold. Mettiamo subito in chiaro una cosa: adotta esattamente lo stesso form factor dell’iPhone Duo, che è poi molto simile a quello del Galaxy Fold 8 o di un certo Huawei. Evidentemente questo è il trend del momento per le aziende. Potremmo stare ore a chiederci se sia nato prima l’uovo o la gallina, o chi abbia copiato chi, ma alla fine importa davvero? Personalmente adoro questo form factor, tanto che sto usando un foldable proprio come mio telefono principale nella vita di tutti i giorni.

Peso e dimensioni
163.8 x 117.8 x 5.0 / 163.8 x 117.8 x 5.0 mm219 g
Sistema operativo
Android 17, HyperOS 4Storage
256 GBDisplay
7.58"2364 x 1672 pixel
Camera
200 mpx f/1.7Frontale 16 mpx
SOC e RAM
XRing O3 (3 nm)RAM 12 GB
Rete
HSPA, LTE, 5GBatteria
6000 mAHUn display esterno che sa farsi valere
Avere uno smartphone con uno schermo esterno dove ci si può fare praticamente tutto cambia radicalmente le regole dell’usabilità. Questo pannello AMOLED da 5,4 pollici è bellissimo, estremamente luminoso e perfettamente godibile per le operazioni quotidiane. La navigazione internet scorre liscia e usare Maps è comodissimo. Certo, scrollare i contenuti su Instagram qui fuori sarebbe fantastico, ma attualmente su questo sample non mi è possibile farlo. Se vi state chiedendo come mai io sia qui in sede Xiaomi per registrarvi questo contenuto, è proprio perché avevano a disposizione un solo sample con software cinese, e i vertici non sanno ancora con certezza se questo gioiellino arriverà mai in Italia.
Quando si apre la magia, tra pregi e display lucidi
Che figata quando hai un contenuto multimediale, un documento di lavoro o un sito web che vuoi consultare approfonditamente: apri il dispositivo e ti ritrovi a disposizione un enorme display interno da 7,6 pollici. È di una comodità disarmante. C’è però un dettaglio software e hardware che mi ha lasciato a bocca aperta: l’animazione di sblocco. C’è una specie di farfalla che sbatte le ali, e il movimento è perfettamente sincronizzato con l’angolo di apertura del telefono. Questo significa che nella cerniera è nascosto un sensore di angolazione, una vera sciccheria tecnica che avevamo già apprezzato su iPhone Duo, ma che manca in quasi tutti gli altri pieghevoli rivali. Questa integrazione hardware apre la strada ad applicazioni future in grado di variare la loro funzione proprio in base a quanto pieghiamo il display.
Tuttavia, all’interno non troviamo uno schermo opaco, ma un pannello lucido. La conseguenza diretta nell’utilizzo reale è che purtroppo la piega centrale si vede abbastanza. Da questo punto di vista, devo ammettere che lo stratagemma studiato da Apple, ovvero l’inserimento del display nano-texture, è stata una mossa veramente geniale per mascherare l’avvallamento.
Design, fotocamere e l’addio al fastidioso dondolio sul tavolo
Dal punto di vista estetico ed ergonomico, c’è un plauso enorme da fare agli ingegneri Xiaomi: se appoggiato sul tavolo, il telefono non balla minimamente, a differenza del fastidioso dondolio del Fold 8 (non avendo il Duo sotto mano faccio riferimento diretto al Samsung). Parlando di ingombri, il dispositivo è leggermente più spesso della media, misurando 10,7 mm da chiuso, ed è anche un pochino più pesante con i suoi 212 grammi. Forse risulta un filo più scomodo da tenere in mano rispetto ai rivali proprio per via di queste dimensioni più generose, ma l’ergonomia complessiva resta comunque piacevolissima.
C’è però una scelta stilistica che, in tutta sincerità, non mi fa impazzire: questa forma asimmetrica, squadrata da una parte e arrotondata dall’altra. È un dettaglio di design che avevo già criticato aspramente sull’iPhone e non riesco a farmelo piacere neanche qui. Vedremo se incontrerà i favori del grande pubblico. Sul retro spicca un comparto fotografico di alto livello con tre sensori: la fotocamera principale da 200 megapixel (o forse 50, i dati ufficiali sono ancora nebulosi trattandosi di un prototipo), una fotocamera grandangolare a 120 gradi e un teleobiettivo con zoom ottico 3X. E naturalmente, il grande vantaggio di questo form factor è poter usare l’ottica principale per scattarsi i selfie di altissima qualità guardandosi nel display esterno.
Hardware proprietario per prestazioni estreme e batteria infinita
Sotto la scocca troviamo alcune delle novità più intriganti del settore. L’alimentazione, affidata all’immancabile porta USB tipo C, va a ricaricare una mostruosa batteria al carbonio-silicio da 6000 mAh, supportata da una velocissima ricarica wireless a 50W. Ma il vero cuore pulsante è il processore proprietario. Qua dentro batte lo Xring 03 di Xiaomi. Dai primissimi benchmark trapelati, questo chip va a battagliare letteralmente alla pari con i mostri sacri, come gli Snapdragon 8 Elite di generazione 5 e i top di gamma della serie Dimensity. È estremamente interessante vedere come Xiaomi stia iniziando a fare “la Apple”, producendo l’hardware in casa per far girare meglio il proprio ecosistema. Ripeto, vedremo come andrà a finire, ma le premesse sono ottime.
Il tutto è abbinato a 12 o 16 GB di memoria RAM DDR6 e opzioni di archiviazione gigantesche da 256 o 512 GB. A livello di materiali e finiture, il lavoro è eccelso. Questa colorazione rossa che ho in prova è pazzesca: non è il classico burgundy, ha una sfumatura leggermente diversa che risulta incredibilmente elegante. Voglio farvi notare anche la cover originale pensata per questo telefono, che mi sembra studiata benissimo perché protegge il device senza ingigantirlo.
Il software Hyper OS 4.0 deciderà le sorti della partita
Non voglio esprimere un giudizio definitivo sul software, perché sto provando una versione esclusivamente cinese. I servizi Google ci sono e li vedo installati, ma non è ancora tutto ottimizzato a dovere. Il sistema operativo si basa su Android 17 con la nuova Xiaomi Hyper AI, mentre l’interfaccia proprietaria Hyper OS arriva alla versione 4.0. Le gesture sono classiche e fluide: swipe giù a destra per richiamare il centro di controllo, swipe giù a sinistra per l’area notifiche. Il multitasking promette di essere strutturato benissimo. È presente la tastiera divisa a metà, un toccasana per la digitazione sullo schermo interno. Inoltre, puoi prendere un’applicazione, ridurla in un angolino in finestra, aprirne un’altra sotto e metterne fino a sei in modalità side-by-side, per poi scrollarle liberamente nell’interfaccia.
C’è però una pecca che non mi piace e che fatico a comprendere a livello di interazione: se faccio un piccolo swipe verso l’alto, non mi ricompare la dock inferiore, ma il sistema mi forza ad andare solamente nella schermata del multitasking. Sono dettagli, ma nell’uso quotidiano pesano. Le possibilità di personalizzazione offerte dal sistema e dall’intelligenza artificiale di Xiaomi sono davvero tantissime e, graficamente parlando, le ho trovate tutte belle e accattivanti.
Conclusioni a caldo dal mondo dei pieghevoli
Sono sempre più convinto che la partita dei pieghevoli non si giocherà più sui freddi numeri dell’hardware. Questo form factor è stato ormai battezzato come il migliore in assoluto, non perché lo dica io, ma per l’uso pratico sul campo: è comodo da usare chiuso, ed è stracomodo e strabello da usare aperto. Sarà esclusivamente il software a fare tutta la differenza del mondo, determinando come questa dualità di schermi verrà sfruttata a dovere dai vari brand.
Per quanto riguarda i materiali e i componenti interni, il lavoro fatto è superbo. Spero davvero che questo smartphone arrivi in Italia tra qualche mese, perché abbiamo disperatamente bisogno di creare un po’ più di concorrenza per stimolare rivali come l’iPhone Duo e il Galaxy Fold 8.