HO GESTITO UN’ “EMERGENZA” con UN’ELETTRICA DA CITTA’. TEST DACIA SPRING 2025

Da una parte la tentazione di affrontare la giornata a bordo di una sportivissima Toyota GR Yaris, dall’altra la realtà fatta di impegni incastrati come pezzi di Tetris e la scelta più razionale di una piccola utilitaria elettrica: la Dacia Spring. E allora via, accantonata la voglia di cavalli e di adrenalina, ho deciso di mettere alla prova la Spring in una giornata a dir poco frenetica, tra Vanzaghello, Carate Brianza e un’improvvisata trasferta a Bergamo.
Obiettivo: scoprire se una citycar elettrica è un alleato credibile anche fuori dalla sua zona di comfort o se diventa solo un fastidioso limite in una routine che non concede pause.

Prime impressioni: minimalismo pragmatico

Avere una wallbox nel box di casa è un bel vantaggio: si parte carichi al 100% senza troppi pensieri. Anche se in questo caso, vista la batteria da soli 29 kWh, basta avere una normalissima presa alla quale attaccarsi e andrebbe già bene così. Prima di mettermi in viaggio, ho dato un’occhiata alla capacità di carico: onesta, considerando il segmento. Certo, il rumore di quando si aprono e chiudono le porte non è dei più soddisfacenti ma è migliorato rispetto alla prima generazione, e i materiali trasmettono un po’ di economia, ma bisogna ricordare che parliamo proprio di una delle auto elettriche più economiche sul mercato.

Un aspetto che mi ha fatto storcere il naso è l’assenza della regolazione in altezza del sedile. È il 2025 e ancora manca una banalità simile? Tra l’altro, anche il volante si regola solo in altezza e non in profondità. Risultato: una posizione di guida che definirei “adattata”, più che personalizzata.

Chiave tradizionale alla mano, si parte. Non proprio il massimo della modernità, ma almeno gli specchietti sono regolabili elettricamente. La retrocamera, poi, è di discreta qualità, una gradita sorpresa.

Su strada: agilità cittadina e qualche limite in autostrada

La strumentazione indica un’autonomia teorica di 225 km in città e 100 km in autostrada. Non male, e la presenza di Android Auto wireless promette di rendere i viaggi più piacevoli. Peccato che, durante l’utilizzo, Android Auto si sia in parte bloccato, lasciandomi a gestire solo le funzioni telefoniche.

In ambito urbano, però, la Spring dimostra il suo valore: agile, scattante, e con una ripresa sorprendente per una piccola elettrica. È qui che le utilitarie elettriche si distinguono dalle loro controparti termiche, spesso sottodimensionate in termini di potenza. Le sospensioni morbide assorbono bene le asperità della strada, rendendo la guida piacevole.

In superstrada e in autostrada, invece, la storia cambia: la velocità massima di 130 km/h viene raggiunta, ma oltre i 110 km/h si avverte la leggerezza del telaio e una certa sensibilità al vento laterale. Nulla di preoccupante, ma è bene saperlo.

La gestione dell’energia: calcoli e imprevisti

Dopo aver percorso circa 83 km, la batteria è al 53%, arrivo ad una delle mie tappe ma non carico a destinazione, nonostante ci fossero colonnine vicine, perché ero di fretta.

Nel pomeriggio, con la tappa a Bergamo che si è aggiunta all’ultimo minuto, ho dovuto fare i conti con la necessità di una ricarica. Fortunatamente, la Spring di prova era equipaggiata con il caricatore DC fast, un optional prezioso. Alla colonnina Fast, ho raggiunto una potenza di 33 kW: non altissima, ma sufficiente per una batteria di soli 29 kWh. In circa 20 minuti, tempo di un caffè, due email e una pausa bagno, ho ricaricato fino al 63%, garantendomi di completare la giornata senza ulteriori soste.

Questo è uno dei punti chiave dell’esperienza: con le elettriche bisogna cambiare mentalità. Così come con l’auto termica sappiamo quanta strada possiamo percorrere con 20 euro di carburante, con l’elettrico è solo questione di abitudine. Un breve stop può rimetterti in carreggiata.

Autostrada e code: falsi miti da sfatare

Sulla A4, intrappolato nella solita coda di Sesto San Giovanni, ho sfatato un altro mito: l’auto elettrica non è un disastro nel traffico, anzi. Consuma pochissimo in colonna e non emette rumore o inquinamento. Con solo 1 kWh di energia si può tranquillamente sopportare un’ora di coda, condizionatore incluso.

L’assistenza alla guida della Spring è basica: cruise control sì, ma non adattivo, e assistente di corsia che interviene solo quando si sta per superare i limiti della carreggiata. Non tiene il centro corsia in autonomia, ma per un’auto di questo segmento va più che bene.

Considerazioni finali: missione compiuta, con qualche sbatti

Concludo la giornata con 220 km percorsi, un consumo medio di 14,5 kWh/100 km e solo 11 minuti di ritardo rispetto alla tabella di marcia, imputabili più al traffico che all’auto. L’autonomia reale si è rivelata più che adeguata per gli spostamenti necessari, è vero che si tratta dell’area del Nord Italia, dove la rete di ricarica è ormai ottimamente distribuita, ma anche al Sud inizia ad essere sempre più presente.

La Dacia Spring non è l’auto perfetta, e non ha mai preteso di esserlo. È un veicolo essenziale, pensato per chi ha bisogno di spostarsi in modo economico ed ecologico in ambito urbano ed extraurbano, con qualche concessione alle trasferte più lunghe, purché ben pianificate. Parleremo presto di lei nel test drive approfondito su Tech Drive!

L’esperienza insegna che l’elettrico non è più sinonimo di ansia da ricarica, ma richiede semplicemente una diversa gestione dei tempi. In cambio, si ottiene una guida silenziosa, pulita e sorprendentemente piacevole. E, alla fine di giornate come questa, con la soddisfazione di avercela fatta, chiave alla mano, senza aver perso il sorriso.