Se c’è un luogo dove il calendario corre più veloce del resto del mondo, quello è Las Vegas durante il CES. Quest’anno l’aria che si respira tra i padiglioni è carica di un entusiasmo che mancava da tempo. Non stiamo parlando solo di prototipi destinati a rimanere sogni nel cassetto, ma di una concretezza disarmante: il 2026 si prospetta come l’anno in cui la robotica collaborativa e l’intelligenza artificiale entreranno davvero nelle nostre case, non più come gadget, ma come aiuti reali.
Ho attraversato chilometri di moquette, schivato folle oceaniche e, sì, mi sono anche perso tra i corridoi infiniti degli hotel, per portarvi il resoconto definitivo di questa fiera. Dalle pulizie domestiche che sfidano la gravità alle startup italiane che rivoluzionano la sicurezza, ecco tutto quello che dovete sapere.
La rivoluzione della pulizia: i robot imparano a salire le scale
Il settore dell’aspirazione domestica ha fatto un salto quantico. Non ci limitiamo più a mappare stanze o evitare calzini: ora i robot conquistano la verticalità.
Roborock: l’aspirapolvere “cavalletta”
La novità che ha fatto più scalpore allo stand Roborock è senza dubbio il nuovo robot capace di salire le scale. Dimenticate rampe o accrocchi strani: questo dispositivo utilizza un sistema a due gambe retrattili dotate di ruote all’estremità. Il movimento ricorda quello di una cavalletta: estende gli arti, solleva il corpo mantenendo un equilibrio perfetto e supera i gradini.
La vera innovazione sta nell’intelligenza del sistema: non solo gestisce scale standard, ma affronta anche quelle a chiocciola, valutando la larghezza del gradino per capire dove “mettere i piedi” ed evitando i punti troppo stretti. Oltre alle scale, questa architettura gli permette di superare dislivelli e pendenze notevoli. A livello di pulizia, non manca nulla: rullo molto lungo, mop traslanti per i bordi e un sistema di gestione degli ostacoli ulteriormente affinato.
Narwal: il design al servizio della tecnologia
Narwal ha confermato il suo ruolo di leader con il lancio del Narwal Flow 2. Qui l’estetica incontra la funzionalità pura. Il design è stato ripulito, reso più piatto e integrabile nell’arredo, grazie soprattutto al LiDAR nascosto che riduce l’altezza complessiva, permettendogli di infilarsi ovunque.
I dati ufficiali parlano chiaro: il cuore pulsante è il sistema NarMind™ Pro, supportato da doppie telecamere RGB e dal modello AI VLM OmniVision. Questo permette al robot di riconoscere il tipo di sporco (liquido o solido) e adattare la pulizia. La stazione base è un capolavoro di automazione: lava i moci a 60°C, sterilizza il rullo a 100°C e asciuga tutto ad aria calda. Inoltre, il brand ha ampliato l’ecosistema con la Serie V50, un aspirapolvere cordless leggerissimo, e l’U50, dedicato alla pulizia profonda dei materassi con sterilizzazione UVC.
MOVA e l’ecosistema “Move Up”
Grande fermento anche in casa MOVA, che si presenta con lo slogan “Move Up, Move Beyond”. La loro visione spazia dai robot aspirapolvere ai droni domestici.
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S70 Ultra Roller: Un robot ultra-sottile (solo 90 mm) che utilizza la tecnologia HydroForce™ per lavare con acqua corrente ad alta pressione, ideale per chi ha animali o cucine molto vissute.
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Il drone casalingo: Se l’anno scorso avevamo visto rampe per robot, quest’anno MOVA ha osato con un drone progettato per trasportare il robot aspirapolvere da un piano all’altro della casa. Una soluzione futuristica che dovrà fare i conti con la complessità delle nostre abitazioni, ma che dimostra un coraggio innovativo notevole.
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Purificazione e gatti: Una “genialata” pragmatica è il purificatore d’aria che integra una superficie tiragraffi sostituibile e un filtro esterno a strappo, perfetto per catturare i peli senza intasare subito il filtro HEPA principale.
Tineco e Dreame: flessibilità e stiratura automatica
Tineco ha risolto uno dei problemi storici delle lavapavimenti: l’angolo di inclinazione. Il nuovo modello si piega a 180 gradi, completamente piatto, per lavare sotto i mobili senza che l’acqua sporca rientri nel motore. Hanno introdotto anche un sistema intelligente nella base che scalda l’acqua prima di immetterla nel serbatoio del robot, risparmiando batteria durante il lavaggio.
Ma il premio per il “sogno proibito” va a Dreame. Oltre a un robot collaborativo senza testa (scelta di design curiosa), hanno mostrato un robot con un modulo base capace di stirare. Sì, avete letto bene: un ferro da stiro automatico esce dalla base e, grazie al vapore e a un sistema di ventilazione, stira e asciuga una camicia.
L’anno dei robot collaborativi domestici
Se il 2025 è stato l’anno dell’AI generativa sui PC, il 2026 sarà l’anno in cui l’AI avrà un corpo fisico.
SwitchBot: democrazia robotica
SwitchBot ha presentato Onero H1, un robot collaborativo che promette di non costare una fortuna. La filosofia costruttiva è basata sulla semplicità: un corpo unico, pochi snodi, braccia che scorrono su una rotaia verticale. Nonostante l’aspetto essenziale, è dotato di LIDAR, telecamere sulle “mani” prensili e display per simulare le espressioni.
L’obiettivo non è fare acrobazie, ma aiutare nelle faccende quotidiane: caricare la lavatrice, spostare oggetti, assistere anziani e disabili. Arriverà a fine 2026. Accanto a lui, interessanti le innovazioni “invisibili” come le serrature Lock Vision con riconoscimento facciale 3D e il MindClip, un registratore AI indossabile che trascrive e riassume le giornate. (QUI articolo dedicato)
LG CLOiD: l’assistente raffinato
Più sofisticata la proposta di LG con il suo CLOiD. Qui entriamo nella fascia alta: un robot che utilizza il modello Vision Language Action per capire comandi complessi e agire di conseguenza. Le demo lo mostrano mentre prepara la colazione o piega il bucato. Certo, resta lo scetticismo su quanto possa davvero sostituire la precisione umana in compiti ingrati come la pulizia dei sanitari, ma la direzione è tracciata. (QUI articolo dedicato)
Outdoor: giardini perfetti e piscine cristalline
Il giardino è la nuova frontiera dell’automazione totale.
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Anthbot: Una vera rivoluzione per chi odia rastrellare. Questo robot tagliaerba non si limita al mulching: aspira le foglie e l’erba tagliata grazie a un sistema ciclonico, compattandole in un sacco posteriore che poi scarica autonomamente.
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MOVA (Outdoor): Si lancia nel settore con la serie LiDAX Ultra, robot tagliaerba 4×4 con ruote omnidirezionali e navigazione LiDAR visiva. Non solo terra, ma anche acqua: il Rover X10 è il primo robot piscina con mappatura LiDAR per una pulizia intelligente e non casuale.
Intrattenimento e Display: Samsung e le trasparenze
Entrare nello stand Samsung è sempre un’esperienza visiva.
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Micro RGB: La nuova frontiera delle TV. Pannelli da 130 pollici con una matrice di pixel talmente piccola da essere quasi invisibile a occhio nudo, incastonati in frame di design che nascondono i cavi nelle gambe.
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Nostalgia Digitale: Un prototipo affascinante è il “giradischi digitale”. Un display OLED che simula visivamente un vinile che gira, ma che può sollevarsi per mostrare video o copertine. Un oggetto di puro design.
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AI nel Frigorifero: Il nuovo Bespoke AI riconosce gli ingredienti inseriti e suggerisce ricette. Funzionerà con il “caos” dei frigoriferi italiani, tra avanzi nei cartocci e contenitori opachi? La sfida è aperta.
L’orgoglio italiano: startup che guardano lontano
Il padiglione italiano è stato una boccata d’aria fresca, pieno di idee concrete che risolvono problemi reali.
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Sun Cubes: Un’idea uscita dal Politecnico di Milano che sembra fantascienza. Hanno creato un sistema di ricarica laser capace di trasmettere energia (fino a 15W per ora, ma scalabile a 150W) a chilometri di distanza. Immaginate di ricaricare un drone in volo o un sensore in cima a una montagna senza stendere cavi.
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D-Air Lab: Finalmente tecnologia per la sicurezza degli anziani. Hanno integrato la tecnologia airbag (già usata per moto ed equitazione) in una cintura. In caso di caduta, si gonfia proteggendo il femore. Un’invenzione che può salvare migliaia di vite e migliorare la qualità della vecchiaia.
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Oraigo: Un dispositivo salvavita per chi guida. Non usa telecamere che rilevano quando gli occhi si chiudono (spesso troppo tardi), ma sensori cerebrali che captano le onde alfa tipiche della sonnolenza minuti prima che avvenga il colpo di sonno, allertando il guidatore o il gestore della flotta.
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Go-Oz: Scarpe smart nate per combattere la motion sickness nella VR, ma diventate un controller incredibile per il gaming, permettendo di muoversi nei videogiochi camminando sul posto.
Mobile e Wearable: Motorola cambia forma
Motorola ha scelto il CES per svelare il Razr Fold, abbandonando il form factor a conchiglia per abbracciare quello a libro (“fold”).
La sfida ai giganti del settore è lanciata con un hardware fotografico di prim’ordine (sensori Sony LYTIA da 50MP, incluso un periscopico 3x) e un’integrazione massiccia dell’AI con funzioni come Catch Me Up per riassumere le notifiche. Il design, curato con Pantone, e l’uso dello stilo lo rendono un prodotto business molto interessante. (QUI articolo dedicato a Lenovo/Motorola)
Nel mondo dei wearable, menzione d’onore per:
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TicWatch/Mobvoi: Con il TicNote e il TicWatch, portano la trascrizione e il riassunto delle riunioni direttamente al polso o in piccoli device tascabili, supportati da un agente AI molto potente per la gestione dei progetti.
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Withings: La Body Scan 2 è impressionante. Una bilancia che, grazie a una maniglia retrattile, fa un check-up completo: ECG, velocità dell’onda sfigmica, composizione corporea segmentale. Salute connessa, fatta bene.
Conclusioni: tra genialate e “vaccate”
Il CES 2026 ci lascia con una certezza: la tecnologia sta cercando di diventare invisibile e onnipresente. Abbiamo visto “vaccate” simpatiche come la culla autonoma per cani o webcam con funzioni discutibili, ma la sostanza c’è.
Dai robot che finalmente puliscono come (o meglio) di un umano, alle startup italiane che usano il laser e gli airbag per proteggere e connettere, il futuro non è mai stato così interessante. Resta da vedere quanto di tutto questo arriverà integro nelle nostre case e a che prezzo, ma se il buongiorno si vede dal mattino, ci aspetta un’annata tecnologica straordinaria.
E voi? Vi fareste stirare la camicia da un robot o preferite ancora il vecchio ferro da stiro?