Una soundbar? Non proprio, o meglio, non solo. Oggi vi parlo di una novità che punta ambiziosamente a cambiare l’approccio all’audio domestico: l’LG Sound Suite AI. Questo sistema porta con sé la tecnologia Dolby Atmos Flex Connect, un’innovazione che scardina i vecchi concetti dei rigidi impianti 5.1, 7.1 o 9.1. Non siamo più costretti ad acquistare un blocco unico e a posizionare i diffusori seguendo rigide regole geometriche. Al contrario, ci troviamo di fronte a un ecosistema espandibile nel tempo, che permette di collocare gli elementi in base all’arredamento e allo spazio disponibile. Grazie all’integrazione di microfoni, intelligenza artificiale e processori dedicati, il suono si autocalibra in modo continuo, garantendo quell’immersività tipica del vero Dolby Atmos.
Il subwoofer: flessibilità di design e potenza profonda
Partiamo dal posizionamento del primo elemento. Tradizionalmente, il subwoofer trova spazio accanto al televisore, ma la vera comodità di un sistema interamente wireless è proprio la libertà di installazione. Avendo optato per un design del salotto improntato alla massima pulizia visiva, ho deciso di posizionarlo lontano dalla vista, vicino a una comoda presa di corrente.
LG ha avuto un’ottima intuizione includendo in confezione quattro piccoli piedini a ventosa. Questo dettaglio permette di orientare il modulo sia in verticale che in orizzontale, rivelandosi perfetto se si desidera nasconderlo sotto un mobile. All’interno della scocca troviamo un woofer Peerless da 8 pollici, capace di scendere fino alla notevole soglia dei 25 Hz. Le frequenze basse, infatti, richiedono di spostare un’importante mole d’aria, un compito fisicamente impossibile per i sottilissimi altoparlanti integrati nei televisori moderni.
Integrazione diretta con le TV LG compatibili
Uno degli aspetti più interessanti in ottica di espansibilità è la sinergia diretta con i televisori LG di ultima generazione. Se possedete modelli compatibili come il G5, G6, C5 o C6 (e la lista è destinata ad allargarsi), non avrete nemmeno bisogno di una soundbar per iniziare. La TV e i diffusori comunicano in autonomia, e il televisore stesso può agire da canale centrale.
Nel mio primo test ho collegato il subwoofer direttamente all’audio standard di un LG G5. Senza il sub, l’audio del televisore merita una sufficienza piena, con alti ben riprodotti ma una spazialità limitata e, ovviamente, una forte carenza sui bassi. Attivando il Flex Connect e riproducendo lo stesso trailer, la differenza è abissale. Sebbene la direzionalità dell’audio rimanga frontale, l’ingresso in scena delle basse frequenze fa letteralmente vibrare la stanza, portando il voto complessivo dell’esperienza a un solido 8.
L’aggiunta dei satelliti M7 e il ruolo della soundbar
Il secondo passo è stato l’inserimento di due diffusori LG M7. Questi altoparlanti integrano un woofer, due full range e uno speaker superiore progettato per far rimbalzare il suono sul soffitto. Dopo una rapida calibrazione dal menù del televisore, l’effetto inizia a farsi davvero tridimensionale. Oltre alla ricchezza del suono, ora c’è la netta percezione degli effetti Dolby Atmos: l’audio non è più confinato davanti allo spettatore, ma inizia a circondarlo.
Ma non tutti possiedono una TV LG di ultima generazione. Qui entra in gioco la Sound Suite H7, ovvero la soundbar del sistema, collegabile tramite la porta HDMI eARC per estendere la compatibilità a qualsiasi televisore. Al suo interno batte il processore Alpha 11 di generazione 3, il vero cervello dell’ecosistema. Questo chip analizza costantemente il tipo di audio in ingresso (musica, voce, effetti speciali) e gestisce il protocollo Flex Connect, decidendo in tempo reale quali satelliti attivare e regolando i ritardi in base alla disposizione fisica.
La soundbar, da sola, è equipaggiata con ben 20 tra altoparlanti e radiatori passivi, orientati frontalmente, lateralmente e verso l’alto. Provandola in modalità singola, l’impatto è sorprendente: le riflessioni sulle pareti riescono a restituire un’ottima spazialità e i bassi sono decisamente presenti. Manca la spinta viscerale del subwoofer dedicato sulle ultimissime frequenze, ma il salto di qualità rispetto all’audio base di una TV è immenso. Il sistema viene gestito da un telecomando dedicato, ma grazie al supporto eARC è possibile usare quello della TV per il volume, riservando quello di LG per le regolazioni fini (come il livello della voce o l’intensità di subwoofer e bassi).
Calibrazione spaziale intelligente tramite app ThinkQ
Per la prova finale, ho allestito una configurazione completa: soundbar, subwoofer e ben quattro satelliti M7. Per mettere alla prova il sistema, ho posizionato i due satelliti posteriori in maniera asimmetrica. Con un impianto tradizionale questo avrebbe compromesso la scena sonora, ma il punto di forza del Flex Connect è proprio l’adattabilità.
La configurazione passa attraverso l’applicazione LG ThinkQ. Avviando l’ottimizzazione, i diffusori emettono dei segnali acustici per autocalibrarsi, mappando la loro posizione nella stanza. È possibile persino utilizzare lo smartphone per indicare al sistema la propria esatta posizione sul divano, ottimizzando l’equalizzazione su misura. La flessibilità è tale che, qualora decideste di scollegare un satellite posteriore e centrare quello rimanente, il sistema ricalcolerebbe automaticamente un effetto surround basato su un singolo speaker posteriore. Da segnalare anche il lato estetico, con la possibilità di regolare dal telefono un’elegante illuminazione LED integrata nei diffusori.
Il risultato acustico di questa configurazione completa sfiora l’eccellenza. La percezione degli oggetti in movimento nello spazio è millimetrica, i bassi sono travolgenti e i dialoghi rimangono di una nitidezza esemplare, anche grazie alla funzione Voice che focalizza le frequenze del parlato.
Prezzi, protocolli e consigli sulle configurazioni
Sul fronte della connettività, non manca davvero nulla: troviamo il pieno supporto a AirPlay, Google Cast, Spotify Connect e Tidal. Il sistema, essendo modulare, permette combinazioni scalabili fino a un imponente setup 13.1.7.
I prezzi di listino dei singoli componenti sono i seguenti:
- Sound Suite H7 (Soundbar): 999 euro
- Subwoofer: 599 euro
- Diffusore M7: 399 euro
- Diffusore M5 (più compatto e con un altoparlante in meno): 249 euro
Sono previsti anche dei kit preconfigurati. Il costo complessivo di un sistema espanso non è certamente contenuto, ma la spesa è giustificata dalla flessibilità unica nel suo genere. La vera forza è la possibilità di costruire e finanziare il proprio impianto a step successivi.
Come conviene iniziare? Se avete come priorità assoluta la qualità e possedete già un televisore LG compatibile, il consiglio è di partire con il subwoofer per dare corpo al suono, per poi aggiungere due satelliti (per migliorare spazialità e voci) e valutare solo in seguito la soundbar o altri satelliti aggiuntivi. Se invece il vostro obiettivo sono i bassi e l’impatto cinematografico, ma non avete una TV LG compatibile, il punto di partenza obbligato è la soundbar (il cervello dell’impianto). A questa accosterei prima di tutto i satelliti M7 per incrementare la gamma bassa e la spazialità anteriore, passando poi al subwoofer e infine ai canali posteriori.
In definitiva, questo nuovo approccio al Dolby Atmos rappresenta una vera e propria svolta nel mercato dell’home audio. L’implementazione di LG è riuscita a unire prestazioni di altissimo livello con una comodità di installazione e una versatilità d’uso che fino a ieri sembravano impossibili.