MACBOOK Pro TOUCH e OLED Recensione e Confronto con MiniLED no TOUCH

La mela retroilluminato è sicuramente un gradito, graditissimo ritorno, specialmente per gli utenti Mac di lunga data. Ma frivolezze a parte ciò che ha reso il lancio di questa nuova generazione di MacBook Pro così “rumoroso” è senza dubbio stata l’introduzione del touchscreen, talmente chiacchierata, e da molti criticata, da porre quasi in secondo piano persino il passaggio dall’LCD miniLED all’OLED, che anch’esso sbarca per la prima volta nel mondo Mac. Io l’ho provato a fondo, ci ho viaggiato, apprezzando la cura dimagrante alla quale i nuovi modelli sono stati sottoposti che ci risparmia parecchi grammi sulle spalle e sono pronto a parlarne, a mente aperta!

Il touchscreen su Mac: eresia o evoluzione necessaria?

Partiamo subito dall’elefante nella stanza: lo schermo touch. Steve Jobs diceva che era una vaccata sui laptop, e fino a 5 anni fa, in qualche recensione, lo dicevo anch’io. Ma la verità è che si tratta di una questione culturale e generazionale. Me ne ha fatto rendere conto mio figlio sedicenne: da nativo digitale abituato a smartphone e tablet, la prima cosa che ha fatto davanti a un PC è stata toccare lo schermo.

Apple ha fatto le cose in grande: il sensore touch è integrato direttamente nel display e non sovrapposto, una scelta ingegneristica che azzera letteralmente la latenza. Per supportare questa interazione, la cerniera è stata irrigidita per evitare fastidiose oscillazioni durante i tocchi, e vi assicuro che la stabilità si sente tutta. Inoltre, è stata introdotta una stabilizzazione video avanzata che compensa i micro-movimenti se state toccando lo schermo durante una videocall con la nuova videocamera Center Stage da 12MP.

Nell’uso reale, il sistema operativo traduce i tocchi in clic, ma l’interfaccia è stata intelligentemente ottimizzata. I menù hanno una spaziatura maggiore, le finestre si ingrandiscono al tocco per facilitare la presa e in alto svetta la Dynamic Island, comodissima per gestire notifiche, chiamate, AirDrop e musica al volo. Serve davvero? Io vi dico di sì. Anche solo per firmare un PDF al volo (farlo col trackpad è una tortura), oppure per chi sviluppa siti web e deve testare la UI mobile direttamente su desktop studiando le interazioni con le dita. E poi, banalmente, per posizionare le frecce nelle copertine dei video: col touch è cento volte più immediato. Molti software professionali sono già nativamente ottimizzati, da DaVinci Resolve alla suite Microsoft, passando per Lightroom, Blender, Canva e Notion. Insomma, magari non serve a tutti o in ogni momento, ma quando serve fa la differenza.

Display PROLED XDR e la sfida del nanotexture

Il vero capolavoro di questa macchina è il display. Apple ha introdotto il pannello PROLED XDR con struttura tandem OLED, capace di raggiungere i 2.000 nit di picco in SDR e HDR, con un contrasto folle di 10.000.000:1 e tempi di risposta inferiori al millisecondo. Mantiene il ProMotion da 10 a 120Hz e aggiunge, oltre al P3, la copertura dello spazio colore Adobe RGB e l’80% del Rec. 2020.

Ho fatto un test estremo mettendo una pagina web totalmente bianca, la situazione più complessa per un OLED che deve spingere la luminosità al massimo. Ho preso il mio luxmetro: il nuovo PROLED registra 735 lux con una luminosità perfettamente uniforme fino ai bordi, mentre il mio 14 pollici miniLED si ferma a 320 lux. Ma quello che sconvolge è l’angolo di visuale: girando l’OLED i colori non virano di un millimetro, i neri rimangono abissali. Sul mio miniLED, invece, la differenza spostandosi dal centro è notevole.

E qui si apre il capitolo vetro nanotexture. Sul mio 14 pollici lo avevo scelto (costa oltre 150€ in più) e sono un fan dell’opaco, ma su questo nuovo OLED ci penserei due volte. Il nanotexture diffonde i riflessi, ma così facendo “espande” la luce ambientale andando a sporcare quel nero assoluto tipico dell’OLED, che sui pannelli lucidi è invece nettissimo. Avendo ora molta più luminosità a disposizione per contrastare il sole, il nanotexture ha senso solo per chi lavora costantemente in esterna.

Dimensioni e peso: la vera magia di questa generazione

Una cosa passata un po’ in sordina è il lavoro titanico fatto sugli ingombri. Il mio nuovo 16 pollici in prova pesa 1,82 kg(ben 317 grammi in meno rispetto alla generazione precedente) ed è più sottile di un millimetro, portando lo schermo effettivo a 16,3 pollici grazie a cornici ridottissime. Questo significa che il 16 pollici ora pesa quasi quanto i vecchi 14. E se guardiamo al nuovo modello da 14 pollici, siamo scesi a 1,38 kg: portarsi dietro questa potenza nello zaino senza spezzarsi la schiena è tanta, tanta roba. In mobilità, il 14 resta la scelta regina, ma il 16 ora è finalmente un portatile “portabile”.

Per quanto riguarda l’autonomia, le specifiche dichiarano fino a 24 ore consecutive. Nell’uso reale l’OLED non ha portato uno stravolgimento epocale rispetto ai miniLED dell’anno scorso. La batteria del mio 14 è più usurata, quindi vedo un miglioramento, ma l’efficienza è già talmente alta che la vera differenza quest’anno la fa proprio il peso alleggerito, non la durata, che resta comunque al vertice della categoria, supportata dalla ricarica rapida (50% in 30 minuti).

Prestazioni pure con M5 Max e connettività totale

Sotto la scocca troviamo i nuovi processori M5 Pro e M5 Max. Il modello che ho in prova monta l’M5 Max, il massimo disponibile attualmente (gli M6 stanno arrivando ora sui modelli base, per i Pro e Max se ne parlerà l’anno prossimo). Supportano fino a 128GB di memoria unificata e 16TB di SSD.

La particolarità dell’M5 Max è il Neural Accelerator integrato in ogni core della GPU, pensato per far girare in locale modelli LLM da centinaia di miliardi di parametri. Ma parliamo di vita reale: ho aperto una timeline con flussi video multipli in 8K RAW con color correction applicata. Il nuovo 16 pollici vola senza perdere un frame. Facendo la stessa operazione sul mio M4 Max di due generazioni fa, c’è un paio di secondi di lag prima di riprendere la riproduzione. L’M5 Max è circa un 25-30% più veloce, gestito da una nuova architettura termica che allontana il calore dal display.

Tutto questo è supportato da un I/O senza compromessi: Wi-Fi 7, Bluetooth 6, tre porte Thunderbolt 5, HDMI, slot SDXC, jack audio e MagSafe. Potete collegare fino a tre monitor esterni con l’M5 Pro e ben quattro display con l’M5 Max. Menzione d’onore per l’audio: il sistema a sei speaker ha un nuovo woofer che scende del 50% in più sui bassi. Il 16 pollici suona un 10-15% meglio del 14, garantendo un suono incredibilmente ricco e spaziale (Dolby Atmos). Chicca assoluta: l’equalizzazione ora si adatta automaticamente per suonare al meglio anche quando usate il Mac chiuso a conchiglia collegato a un monitor.

Prezzi alle stelle e l’eterno confronto con Windows

Arriviamo al tasto dolente. Il listino parte da 3.399€, ma facciamo un paragone reale con il mio 14 pollici di due anni fa che pagai 4.600€. Se oggi configuro un 14 pollici M5 Max (equivalente al mio M4 Max), con GPU top da 40 core, 48GB di RAM, 2TB di SSD e vetro nanotexture, il carrello recita 6.124€. Essendo uno step evolutivo lineare, l’aumento di prezzo è una vera mazzata.

E qui prevengo i commenti: “Eh, ma nel mondo Windows c’è di meglio a meno!”. No ragazzi, siamo onesti. Nel mondo Windows non c’è nulla che offra questa amalgama perfetta di potenza pura su batteria, efficienza energetica mostruosa, qualità costruttiva incrollabile e assenza di beghe software. I chip ARM di Qualcomm ci hanno provato, ma Windows non gli è stato dietro e si sono inchiodati sui soliti problemi di driver e compatibilità.

Io tifo per la concorrenza, vorrei davvero un Windows 3.0 che sfidi Apple come Android fa con iOS, ma ad oggi non c’è. Se vado in giro, il 90% dei professionisti usa Mac. Windows domina in azienda per i contratti di fornitura, ma i dipendenti si lamentano tutti, e a casa, guarda caso, hanno un Mac. I Mac durano anni, hanno un mercato dell’usato granitico e mantengono le promesse.

In conclusione, cosa penso di questo MacBook Pro OLED Touch? Lo promuovo su tutta la linea. Mannaggia al prezzo, è davvero tanto. Forse troppo, ma il concetto di “troppo” è relativo. Per me è uno strumento di lavoro che uso tutti i giorni, ci monto video quotidianamente e si ripaga da solo, quindi l’investimento è giustificato per quello che restituisce. Sono andato lunghissimo, ma c’era davvero tanto da dire. Fatemi sapere qua sotto nei commenti cosa ne pensate! Ciao!

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