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LO SMARTPHONE può SOSTITUIRE una MACCHINA FOTOGRAFICA?

Scatta meglio un iPhone o una mirrorless da 4000 euro?

È chiaro che si tratti di una provocazione e che, in un confronto del genere, scendere sul tecnico sarebbe al quanto superfluo. Questo confronto vuole essere infatti un semplice spunto di riflessione per capire fin dove le capacità dei nuovi smartphone possono spingersi in ambito fotografico, quali sono i suoi limiti e se ci sono ambiti in cui uno smartphone può davvero essere preferito ad una mirrorless o reflex che sia.

Cosa cambia tra il sensore di un iPhone (o di uno smartphone in generale) e un sensore Full Frame – APSC – m4/3? 

Fotografia è una parola che deriva dal greco e significa “scrivere con la luce“. E’ la luce, infatti, che attraverso l’obiettivo della nostra macchina fotografica/smartphone arriva su un rettangolo più o meno grande che è, appunto, sensibile alla luce. E questo rettangolo è proprio il sensore che cattura più o meno luce in relazione alla sua grandezza, dunque provate ad immaginare quanta differenza ci sia tra i due.

E un sensore Full Frame (ci sono tanti altri formati ma utilizzeremo questo come termine di paragone) ha una dimensione infinitamente più grande rispetto ad un sensore montato su smartphone. Infatti, i principali vantaggi che spingono le persone a passare a sensori più grandi sono sostanzialmente tre:

  • la capacità di sfocare lo sfondo con una profondità di campo ridotta,
  • presentare meno rumore in situazioni di scarsa illuminazione
  • la capacità di catturare una gamma dinamica più ampia tra le aree più luminose e quelle più scure dell’immagine.

Gli smartphone, grazie alla fotografia computazionale, hanno comunque fatto dei passi da gigante e sono decisamente andati oltre quelli che sembrano essere i limiti imposti dalla dimensione del sensore: basti pensare alla modalità ritratto o alla modalità notte che hanno permesso di ottenere scatti prima impensabili.

Creare effetto bokeh con uno smartphone è infatti fisicamente impossibile, in quanto dipende principalmente da tre fattori: diaframma della lente, lunghezza focale e dimensione del sensore. Per quanto riguarda il diaframma e la lunghezza focale il problema non si pone, la dimensione del sensore è invece vincolata alle dimensioni di uno smartphone che non possono avvicinarsi a quelle di una fotocamera.

In quali ambiti uno smartphone può sostituire una fotocamera? 

Questa è la domanda che spesso genera le discussioni più aspre tra fotografi, la risposta però non è scontata.

Nelle foto che trovate in fondo all’articolo, ce n’è una che ritrae dei passanti attraverso un ”oblò” in Stazione Centrale a Milano e, in questo caso, la vittoria è tutta di iPhone. La questione è: fare street photography ti porta a scattare foto a persone che non sanno di essere il vostro soggetto, fondamentale è quindi essere discreti e non farsi beccare.

Con la Sony A7 R4, per quanto sia fantastica e prestante, sono stato 20/30 minuti per realizzare lo scatto: sistematicamente la gente si fermava per attendere lo scatto (come se volessi fotografare senza passanti) o accelerava improvvisamente per non farsi beccare. Con iPhone è stato un gioco da ragazzi, ho inquadrato e ho realizzato una raffica di scatti guardando altrove.

E’ vero, ci sono mirrorless infinitamente più compatte di una Full Frame ma è comunque molto più semplice non dare nell’occhio con uno smartphone, dato che chiunque ha sempre uno smartphone in mano. (e poi c’è sempre il beneficio del dubbio per chi sta dall’altra parte: mi sta facendo una foto o si sta facendo un selfie? Ahahah!)

Un altro ambito in cui si può far a meno di una fotocamera è quando si realizzano scatti in ottima condizione di luce e che saranno certamente dedicate ai social e non ad un lavoro professionale. Milano si presta molto a questi scatti con i palazzi moderni in Gae Aulenti e, in quel caso, scattare con uno smartphone può darci comunque un risultato valido.

In quali ambiti invece non può sostituire una fotocamera?

Qui ci ricolleghiamo al discorso fatto prima, riguardante la fotografia computazionale.

Uno smartphone può adesso scattare dei ritratti e può scattare foto a paesaggi notturni, grazie alle modalità sopracitate. Con che risultati? Ecco, il punto è proprio questo: scattare un ritratto o un panorama notturno con uno smartphone non permette di avere una qualità paragonabile ad uno scatto fatto con una Full Frame (a patto di avere comunque una lente adatta ai due generi).

Un ritratto eseguito da uno smartphone è frutto di un lavoro svolto dall’intelligenza artificiale che si occupa di riconoscere il soggetto e ”staccarlo” dallo sfondo, simulando un effetto bokeh. Il problema sta nel fatto che lo ”stacco” è netto e non graduale e che, come spesso accade, fatica a scontornare bene il soggetto e magari troviamo mezzo orecchio a fuoco o qualche capello diventato parte dello sfondo.

E un ritratto in condizioni di luce non ottimale, come quello che trovate in fondo all’articolo, mette in evidenzia i limiti di questa modalità e i limiti del sensore al calare della luce. Facendo uno zoom sui capelli, infatti, vedrete come non ci siano dettagli, come sia tutto impastato; mentre sul ritratto della Sony è possibile anche contare i capelli o vedere tutte le impurità della pelle.

L’altro scatto che vale la pena analizzare è quello realizzato al Duomo: qua è evidente la differenza in termini di gamma dinamica che ci permettono di lavorare lo scatto. Lo scatto della Sony ha infatti mantenuto tutte le informazioni, tutte le sfumature di colore del Duomo sono mantenute e c’è davvero poco rumore (il quale è influenzato anche dal numero di megapixel, un modello Full Frame da 24 megapixel avrebbe avuto molti meno limiti in tal senso).

Lo scatto di iPhone è comunque buono, in senso assoluto. Se però andiamo a zoomare, ci accorgiamo di come la modalità notte abbia sovraesposto (e in alcuni casi bruciato) alcune parti della costruzione, anche se ha permesso di esporre bene lo scatto e di contenere il rumore.

Non ci sono scatti in merito ma, qualora vogliate provare a fare qualche scatto di astrofotografia, è bene tenere lo smartphone in tasca e affidarsi solamente ad una buona camera, munita di lente adatta.

In generale, in condizioni di bassa luce si nota la differenza abissale tra la luce catturata da un sensore di uno smartphone e uno di una Full Frame.

Quanto è importante la lente che si abbina ad una camera? 

Stiamo affrontando solo ora un discorso che, in realtà, è tra i più importanti.

Spesso si vede gente che, per scattare fotografie migliori, sostituisce lo smartphone con una reflex/mirrorless e abbina una lente kit (come il famoso e poco amato 18-55mm f/3.5-5.6): SBAGLIATO (o quasi del tutto)!

Ed è sbagliato perchè? Perchè, con una lente simile, quello che prima scattavate col vostro iPhone, adesso lo farete con una camera che vi restituirà risultati molto molto simili.

E i motivi sono i seguenti: volete fare un ritratto? Sostanzialmente, non avrete effetto bokeh. Il 18-55 ha infatti un diaframma troppo chiuso ed è quasi impossibile staccare lo sfondo, soprattutto perché alle focali che si utilizzano generalmente per un ritratto, il diaframma si apre massimo ad f/5.6.

E se invece volete scattare un panorama notturno? A meno che non abbiate un treppiede, scattare con una lente con diaframma chiuso vi costringe a catturare più luce alzando i valori ISO. Alzare i valori ISO compensa infatti i limiti della vostra lente ma vi costringere ad avere una foto piena di rumore.

E allora il 18-55 è da BUTTARE? NO. Forse chiunque ha iniziato da quella lente e, nel mio caso, è stata fondamentale. Il 18-55 è la lente che deve servire per capire quanto davvero la fotografia ci prende, per studiarne le basi e, solo successivamente, fare un upgrade. Semmai, valutate una lente come il 50mm manuale di vecchie camere che ormai si trova a cifre ridicole (20-50€) per sperimentare qualche ritratto!

In poche parole: la camera non è tutto. Anzi, le sue potenzialità dipendono proprio dalla lente che abbinerete (e dalle capacità del fotografo).

RAW o Jpeg? 

Partiamo dalla differenza: il jpeg è un file ”pronto”, la vostra foto viene scattata ed elaborata dalla macchina stessa (la quale va quindi a comprimerla); il RAW è invece il file grezzo, una fotografia che conserva tutte le informazioni catturate e che va poi lavorata in post produzione.

Lavorare un jpeg impone infatti dei limiti che sono dovuto alla compressione di cui parlavo, la quale inevitabilmente porta alla perdita di informazioni che limitano il processo di post produzione.

Chi compra una Sony A7 R IV o una camera professionale, dovrebbe infatti scattare in RAW per poter sfruttare appieno le potenzialità del sensore.

E chi usa uno smartphone? Per un periodo ho scattato in RAW + Jpeg, così da poter post produrre con maggiore libertà alcuni dei miei scatti da smartphone. Il problema è che, col tempo, mi sono accorto che la differenza era davvero minima e che, quello che non riuscivo ad ottenere dal file Jpeg, non riuscivo ad ottenerlo anche dal RAW.

Vantaggi e svantaggi dei 61 megapixel? 

Spesso i produttori di camere e smartphone utilizzano il numero di megapixel per esaltare le qualità del prodotto: è giusto associare il numero di megapixel alla qualità dello scatto finale? NO.

I megapixel a cosa servono? Avere 61 megapixel invece dei classici 12-24 megapixel ci permette semplicemente di avere uno scatto di dimensioni maggiori. I vantaggi? Con uno scatto a 61 megapixel potete effettuare una stampa gigante, con una camera da 12 megapixel potete magari stampare una fotografia da appendere nella vostra casa.

Ci sono altri vantaggi? Si, se scattate una foto a 61 megapixel e vi accorgete che lo scatto necessità di un ritaglio, con un file così grande potrete croppare a volontà.

Ci sono però anche degli svantaggi: uno scatto a 61 megapixel ha un peso che incide nella vostra SD e nei vostri computer, un RAW ottenuto dalla Sony pesa ben 120 mb circa.

L’altro svantaggio è invece legato alla quantità di rumore che cresce al crescere dei megapixel. Ovviamente non sarà presente in ogni scatto ma, se ottenete rumore in uno scatto fatto con una camera da 24 megapixel (di pari fascia), è molto probabile che con questa Sony otterrete più rumore.

Anche gli smartphone si sono lanciati nella gara ai megapixel, siamo passati dai 12 ai 48, passando per i 64 e arrivando a ben 108 megapixel con il sensore del Mi Note 10.

E proprio in relazione al sensore da 108 megapixel è opportuno fare una considerazione, sfruttando lo scatto che ritrae Elisa (la ragazza con la Canon tra le mani). I 108 megapixel sono infatti contenuti in un sensore che ha dimensioni maggiori rispetto ad un sensore classico da smartphone e questo ha permesso, per la prima volta nella fotografia da smartphone, di ottenere un effetto bokeh naturale (seppur non accentuato come su Full Frame).

 

FILE NON COMPRESSI

LINK PROFILO CARLO

 

FOTO CONFRONTATE

  1. Sony A7 RIV
  2. iPhone 11 Pro

Questa è invece un EOS RP vs Xiaomi Mi Note 10!

FOTO SONY A7 RIV

FOTO iPHONE 11 PRO