RIPROVO un VECCHIO BEST BUY e VOLO a LONDRA per i GALAXY SMART GLASSES

Iniziare una trasferta di lavoro portando con sé uno smartphone di cinque anni fa può sembrare un azzardo, ma è un esperimento utile per misurare il reale avanzamento tecnologico a cui assistiamo. Ho tolto dalla “cantinetta” il mio vecchio Samsung Galaxy A52s 5G, per testarne le capacità nel quotidiano. Il trasferimento verso l’aeroporto di Linate a bordo della nuovissima Leap Motor B05 è stata anche l’occasione per valutare una vettura che, proposta a 22.900 euro, si rivela una soluzione decisamente convincente. Ma la vera destinazione è Londra, per l’evento Unpacked di Samsung. L’obiettivo? Recuperare il nuovo Z Fold 8, certo, ma soprattutto scoprire l’atteso “one more thing”: i nuovi occhiali intelligenti.

Il test sul campo del Galaxy A52s 5G dopo cinque anni

Appena salito in auto, il collegamento con Android Auto ha funzionato in modo impeccabile, facendomi subito chiudere un occhio sulla mancanza della ricarica wireless.

Durante la giornata, il dispositivo ha dimostrato di sapersela cavare in modo più che dignitoso. L’utilizzo con il classico trittico di applicazioni (Instagram, YouTube e l’ormai moribondo Facebook) si è rivelato fluido, così come la gestione dell’always-on display con doppio fuso orario. Lo sblocco con l’impronta digitale si mantiene rapido e l’integrazione con l’ecosistema, in particolare con l’ottima app Samsung Health e il software Wear, è rimasta perfetta.

Naturalmente, emergono i limiti del tempo: se si richiedono sforzi maggiori con applicazioni che stressano il processore, si nota qualche piccolo lag, pur restando un telefono usabilissimo. Il software è fermo ad Android 14 con One UI 6.1, e bisogna fare i conti con le patch di sicurezza aggiornate a settembre 2025 e un’intelligenza artificiale decisamente ridotta rispetto alle ultime release.

Sul fronte fotografico, le foto dell’A52s non fanno affatto schifo, anzi, spaccano ancora, confermando la bontà del modulo anche con la compressione delle storie di Instagram. Il vero flop, dopo un lustro di vita, è la batteria: acceso alle 5:30, alle 18:00 (ora di Londra) il dispositivo è morto inesorabilmente. L’età si fa sentire.

Galaxy Watch 9 al polso: ecosistema e autonomia

Ad accompagnarmi c’era anche il Galaxy Watch 9. Recensione in due secondi: funzioni al top, autonomia al flop. Alle 8:28 del mattino (le 9:28 in Italia) la batteria era già scesa al 73%.

Tuttavia, la funzione di replica di Google Maps direttamente sul polso è l’unica cosa di cui non potrei mai fare a meno. È una comodità assoluta e non la baratterei con la maggiore autonomia offerta da smartwatch con sistemi operativi più chiusi e generalisti.

L’evento Unpacked e l’unboxing del Galaxy Z Fold 8

Arrivato all’evento, finito uno strano countdown, mi sono trovato davanti a una vera e propria parete di Fold, Ultra e Flip. Ho avuto modo di fare un rapido unboxing del Galaxy Z Fold 8 nella colorazione Lavanda, una tinta che trovo decisamente azzeccata rispetto ai classici (e un po’ banalotti) bianco o nero, in attesa di capire se la variante pistacchio arriverà da noi.

Il lavoro sull’ingegnerizzazione c’è: zero piega sullo schermo interno, si nota appena in corrispondenza delle cerniere. Il form factor da chiuso, con le nuove proporzioni del display esterno, mi fa letteralmente impazzire. C’è solo una piccola criticità: l’utilizzo a una mano non è comodissimo, anche se c’è una comoda gesture che permette di rimpicciolire l’interfaccia con uno scorrimento. Altro neo, quando lo appoggi sul tavolo è perfettamente sbilanciato a causa del modulo fotografico.

La configurazione tramite Smart Switch è stata velocissima, permettendomi di renderlo operativo già per il volo di ritorno, pronto per testare il grande schermo interno scaricando qualche video in streaming. È un form factor che convince, ma resta il fatto che spendere 2.000 euro per uno smartphone è una spesa importante, dedicata a chi cerca un’esperienza d’uso radicalmente diversa.

La vera scimmia dell’evento: gli Smart Glasses e l’AI Agentica

Mentre tutti erano fuori a guardare i pieghevoli, sono stato il primo a fiondarmi all’hands-on. Volevo mettere le mani sugli occhiali, ed essendo andato giù “a bomba” sono stato l’unico a indossarli, beccandomi poi un cazziatone fortissimo (un saluto a Luca, il mio PR preferito) perché, a quanto pare, non si potevano ancora provare.

Ma l’ho fatto, e posso dirvi che questi occhiali sono la vera prossima frontiera tecnologica. L’idea alla base di questo dispositivo è accompagnare l’evoluzione dell’intelligenza artificiale verso modelli sempre più “agentici” e consapevoli del contesto. Come ha spiegato Won-Joon Choi (COO della divisione Mobile eXperience di Samsung), l’obiettivo è offrire un’assistenza AI che si adatti spontaneamente alle nostre attività quotidiane, al lavoro e ai viaggi, mantenendo le mani completamente libere.

La colonna portante di tutto questo è la partnership con Google: il sistema si basa su Android XR e integra l’intelligenza di Gemini. E, come ha sottolineato Sameer Samat di Google, questa sinergia hardware-software permette al dispositivo di rispondere in modo naturale a ciò che vediamo attorno a noi.

Hardware, comfort e autonomia

Indossandoli, li ho trovati molto leggeri, forse persino con un feeling un po’ “cheap” al primo tocco, ma sono progettati per garantire comfort per molte ore.

  • Processore: All’interno c’è la piattaforma Snapdragon AR1 Gen 1, ottimizzata per gestire l’elaborazione AI in tempo reale, la connettività e la dissipazione termica in uno spazio ridottissimo.
  • Autonomia e Ricarica: Samsung dichiara fino a 9 ore di utilizzo continuo. La vera chicca è la custodia di ricarica in dotazione che garantisce fino a 7 cariche aggiuntive. Praticamente, un viaggetto di 2 o 3 giorni si svanga senza dover cercare una presa.
  • Sensori: La fotocamera cattura il contesto visivo, mentre gli altoparlanti sono integrati sulle astine. L’interazione avviene tramite controlli touch sulla montatura (il tasto di accensione è posizionato in modo identico ai Meta), comandi vocali o gesti via ecosistema. Unico neo costruttivo: le astine non si allargano, manca la mollettina sulla cerniera.

Cosa possono fare concretamente?

Le funzionalità si concentrano sul supporto a mani libere e sulla reale comprensione del contesto:

  • Sintesi e traduzione al volo: Possono riassumere messaggi lunghi, leggere ad alta voce le info cruciali e tradurre conversazioni in tempo reale.
  • Acquisizione del contesto visivo: Gli occhiali possono letteralmente “guardare” una lavagna o un documento durante una riunione, riassumerne i punti chiave e spedirli in automatico all’app Note.
  • Navigazione: Si possono chiedere indicazioni o dettagli sull’ambiente circostante basandosi sulla posizione.
  • Continuità del lavoro: Il dispositivo capisce cosa stai facendo e collega le informazioni per farti riprendere il lavoro da dove l’avevi lasciato.
  • Condivisione visiva live: In videochiamata puoi trasmettere la tua visuale (POV) o registrare video rimanendo a mani libere.

Design: Gentle Monster e Warby Parker

L’estetica è cruciale. Samsung ha bilanciato i pesi (specie su naso e orecchie) e ha presentato due varianti:

  1. Edizione Gentle Monster: Una montatura nera e sottile, linea superiore dritta e bordi arrotondati. Dal vivo ha un’impronta molto femminile e fashion. Il difetto? La fotocamera è un po’ troppo visibile e rende il design asimmetrico, cosa che non mi fa impazzire.
  2. Edizione Warby Parker: Una forma più affusolata, linea superiore rialzata e colorazione marrone scuro. Questa versione, dal look più classico, maschile e versatile, è incredibilmente simmetrica: la fotocamera e i LED di stato sono mascherati benissimo.

Al momento non si conoscono i prezzi né la data di lancio esatta in Italia, ma l’ingresso di Samsung in questo segmento promette scintille.

Considerazioni finali tra innovazione e aeroporti

Prima di rientrare dal London City Airport, vi lascio la solita dritta da frequent flyer: al controllo passaporti state sempre nella coda più a sinistra, perché quando si liberano i varchi degli inglesi e aprono agli italiani, quella fila scorre il doppio.

Tirando le somme: il vecchio A52s 5G ha dimostrato un po’ la pochezza tecnologica degli ultimi anni sugli smartphone classici. L’esperienza non è poi così lontana da un medio gamma attuale, confermando la mia tesi che spesso non ha senso spendere più di 500-600 euro per un telefono normale.

Discorso diverso se cercate qualcosa di particolare come lo Z Fold 8, un form factor che convince e che anticipa quello che prima o poi faranno anche altri (iPhone pieghevole in primis). Ma la vera rivoluzione per me sono gli occhiali. Non perché quelli di Samsung siano necessariamente più belli di quelli di Meta e Luxottica, ma per l’integrazione di Gemini. Avere un’intelligenza artificiale agentica che capisce cosa stai guardando e ti assiste senza farti tirare fuori il telefono, è esattamente il salto nel futuro che stavamo aspettando.