Confronto REMARKABLE Paper Pro vs BOOX 5C e Go vs KINDLE Scribe Colorsoft

Il fascino della carta e il potere di fissare le idee scrivendo a mano sono elementi a cui, nonostante la mia anima profondamente tech, non riesco proprio a rinunciare. Prendere appunti con una penna vera e propria mi permette di memorizzare i concetti in modo molto più efficace rispetto alla digitazione su una tastiera. Forse è un approccio legato alle vecchie abitudini, ma la memoria muscolare della scrittura rimane per me imbattibile. A questo proposito, vi lascio un piccolo spoiler: sto lavorando a un documentario per la RAI che si preannuncia interessantissimo. Ma perché vi parlo di questo progetto? Semplicemente perché l’intera mole di appunti e riflessioni per questo lavoro l’ho gestita interamente sui miei amati tablet e-ink, dispositivi che negli ultimi mesi ho messo a durissima prova, stravolgendo le mie preferenze iniziali. Oggi mettiamo a confronto il mio caro “vecchio” Remarkable Paper Pro con i due Boox Air 5C e Go e il Kindle Scribe Colorsoft di Amazon!

Il lungo amore con Remarkable Paper Pro e il fastidioso problema del ghosting

Per moltissimo tempo, il mio compagno inseparabile è stato il Remarkable Paper Pro. Dal momento in cui l’ho recensito, non l’ho praticamente mai abbandonato. È un dispositivo che ha un vantaggio enorme e quasi unico: si accende istantaneamente semplicemente staccando la penna. Anche dopo una lunga inattività e il conseguente ingresso in una sorta di ibernazione profonda, la riattivazione tramite pulsante richiede al massimo dieci secondi. Inoltre, il feedback della penna è eccellente, simulando in modo estremamente convincente l’attrito della carta, e le opzioni di scrittura sono davvero numerose.

A livello hardware, vanta il display più ampio del lotto, ben 11,8 pollici, una dimensione che cambia radicalmente l’esperienza d’uso offrendo uno spazio di lavoro impagabile. Tuttavia, questa grandezza si paga sulla bilancia: con i suoi 526 grammi, è il dispositivo più pesante tra quelli testati.

Ma c’è un motivo preciso per cui, negli ultimi mesi, ho iniziato a guardare altrove: il fastidiosissimo effetto ghost. Quando si scrive una nota e si passa a una pagina successiva, accade molto spesso che l’immagine precedente rimanga impressa in background, “stampata” sotto la nuova schermata. È un difetto che, con l’utilizzo quotidiano, è progressivamente peggiorato. Gli aggiornamenti software rilasciati dall’azienda hanno cercato di tamponare la situazione aumentando la frequenza dei refresh automatici dello schermo durante i cambi pagina, ma non hanno risolto alla radice il problema. Non si tratta di un difetto catastrofico, ma per un dispositivo dedicato puramente alla scrittura (e dal costo importante di 649 euro, a cui si aggiunge un servizio cloud a pagamento che ritengo un po’ caro) è un limite che alla lunga diventa frustrante.

Il mondo Boox: la potenza di Android tra pregi e compromessi

Cercando alternative valide, mi sono rivolto a casa Boox, provando due dispositivi molto diversi tra loro: il Boox Air 5C e l’ultimo arrivato, il leggerissimo Boox Go. La caratteristica peculiare di questi tablet è la presenza del sistema operativo Android completo di Play Store. Questo significa avere tra le mani un ecosistema aperto: si può scaricare praticamente qualsiasi applicazione, da Google Drive a OneDrive, fino al browser web o all’app Kindle per accedere a tutta la propria libreria di ebook.

Questa immensa libertà porta però con sé dei compromessi importanti, primo fra tutti la reattività. I tempi di accensione sono biblici rispetto alla concorrenza, poiché il sistema deve caricare l’intera interfaccia Android. Anche se li si lascia in standby, dopo qualche ora i tablet si spengono completamente per preservare la batteria, costringendo l’utente a subire nuovamente la lunga procedura di avvio quando serve prendere un appunto al volo. A questo si aggiunge la naturale lentezza dei display e-paper: quando si sblocca il dispositivo (magari tramite il lettore di impronte digitali o il PIN), il refresh dello schermo impiega sempre qualche istante di troppo per restituire un feedback visivo immediato.

Un altro aspetto che non mi ha convinto appieno è l’applicazione nativa per le note. L’interfaccia presenta due barre, una superiore e una laterale, che rubano spazio prezioso. È possibile nasconderle con un tap, ma così facendo si perde l’accesso a tutti gli strumenti e si è costretti a usare solo la penna. Penna che, nel caso del Boox, manca della gomma integrata sul retro: per cancellare bisogna affidarsi a un menù o al pulsantino laterale programmabile. Anche il sistema di ricarica della penna è un po’ scomodo, richiedendo l’uso di un cavo USB-C anziché il pratico aggancio magnetico con ricarica integrata. La sincronizzazione proprietaria sul cloud di Boox, inoltre, si è rivelata spesso buggata e macchinosa, anche se la natura aperta di Android permette di aggirare il problema usando servizi di terze parti.

Le differenze tra Boox Air 5C e Boox Go

Scendendo nello specifico, il Boox Air 5C (proposto a 529 euro) è dotato di uno schermo a colori da 10,3 pollici. Personalmente, trovo questa diagonale un po’ troppo limitante, soprattutto a causa di un “cornicione” laterale asimmetrico davvero massiccio. Con un peso di 430 grammi, il rapporto tra dimensioni e maneggevolezza non è dei migliori, facendosi sentire parecchio durante l’uso prolungato.

Il Boox Go, invece, è una vera sorpresa. Proposto a un prezzo decisamente più a fuoco (449 euro), è un dispositivo puramente monocromatico, ma vanta un form factor eccezionale: con soli 365 grammi è un autentico peso piuma, sottilissimo e comodissimo da tenere in mano. La mancanza del colore non è un dramma assoluto, e proprio per questo motivo il suo display offre la migliore leggibilità in assoluto in condizioni di luce mista, oltre a vantare una retroilluminazione eccellente con un’ottima taratura della temperatura colore.

Lato autonomia, l’ecosistema Android richiede il suo tributo: se si usano attivamente le app in background per la sincronizzazione, la batteria del Boox crolla drasticamente, portandovi a doverlo ricaricare ogni 1 o 2 giorni (proprio come un normale tablet). Limitandone le funzioni, l’Air 5C arriva a circa 3-4 giorni, mentre il Boox Go sfiora la settimana.

La rivelazione inaspettata: Kindle Scribe Colorsoft

L’ultimo dispositivo che ho integrato nel mio flusso di lavoro è stato il nuovissimo Kindle Scribe Colorsoft. Nonostante un software di gestione dei file che mi fa letteralmente imbestialire, è diventato il mio preferito.

Partiamo dai grandissimi pregi: l’accensione è fulminea, persino più rapida di quella del Remarkable in uscita dal deep sleep. Il peso è perfettamente bilanciato, fermandosi a 400 grammi, e le cornici sottili attorno al display permettono di sfruttare un’ampia superficie di scrittura senza l’ingombro visivo che penalizza il Boox Air. Lo schermo vanta un’ottima retroilluminazione con funzioni essenziali ma efficaci per la regolazione della tonalità, fedele all’approccio “plug and play” che prediligo in questi dispositivi, in netto contrasto con le decine di settaggi complessi dei Boox.

Ma il vero capolavoro è la penna. Offre un feedback in fase di scrittura semplicemente superbo: è leggermente meno rumorosa e ruvida rispetto alle concorrenti, ma restituisce una sensazione di controllo eccezionale. È dotata del comodissimo gommino sul retro per cancellare capovolgendo lo stilo e di un pulsante programmabile (che io ho impostato per attivare l’evidenziatore istantaneo). Anche la batteria è da record, garantendo tra una e due settimane di utilizzo continuo (in linea con i tempi del Remarkable).

Arriviamo però alle vere dolenti note: la gestione dei file e la sincronizzazione. Il cloud gratuito di Amazon è, per le mie esigenze di lavoro, strutturato malissimo. Innanzitutto, i documenti caricati si mescolano caoticamente all’interno della libreria insieme ai normali libri da leggere; si possono usare i filtri, certo, ma rimane un’interfaccia molto scomoda.

Il difetto per me più grave è l’impossibilità di duplicare un documento direttamente dal tablet. Per le mie recensioni utilizzo da tempo immemore un file modello (una scaletta fissa divisa in sezioni: materiali, display, prestazioni, ecc.) che vado a compilare di volta in volta. Sul Kindle, non potendo copiare il file master per crearne uno nuovo, sono costretto a inviarmi dal computer una nuova versione del template per ogni recensione che devo scrivere. Un passaggio macchinoso e frustrante. Inoltre, a differenza del Boox o del Remarkable (che vi fanno ritrovare il file magicamente sincronizzato sul PC), l’unico modo per avere il documento aggiornato sul computer è auto-inviarselo via mail in formato PDF, oppure accontentarsi di visualizzarlo tramite l’app Kindle sullo smartphone.

Il prezzo di listino del Scribe Colorsoft è alto, parliamo di 699 euro, ma se lo si trova in offerta a 499 euro diventa una proposta estremamente interessante.

Tiriamo le somme: quale scegliere?

Per concludere questa complessa sfida tra dispositivi, ecco il mio verdetto per orientarvi in un mercato decisamente di nicchia.

Attualmente, il mio taccuino analogico-digitale definitivo è il Kindle Scribe Colorsoft. Pur con un software di gestione file che mi fa sperare (probabilmente invano) in un miracoloso aggiornamento futuro, l’eccellenza dell’hardware, la qualità della penna, il peso contenuto e la reattività generale lo rendono superiore alla concorrenza per le mie esigenze quotidiane.

La medaglia d’argento va al Boox Go. Al netto delle complessità e dei consumi di Android, il prezzo di 449 euro unito alla leggerezza assoluta lo rende un dispositivo fantastico per chi ha la necessità di scambiare file costantemente e vuole la libertà di installare app di terze parti.

Il Remarkable Pro rimane il fuoriclasse indiscusso per l’esperienza di pura scrittura. È un dispositivo che fa una cosa sola ma la fa al top, con l’unica pecca di quel fastidioso effetto ghost che, personalmente, ha iniziato a infastidirmi troppo per il prezzo premium richiesto.