Portare al mare, tra sabbia e salsedine, il mio strumento di lavoro principale, un MacBook Pro pesante e dal valore di oltre 4.000 euro, è un rischio che non voglio correre. Per un recente tour lavorativo e di piacere tra le coste dell’Abruzzo e i paesaggi inglesi, avevo assoluta necessità di un muletto compatto e affidabile. L’obiettivo primario era l’eccellente MacBook Air con chip M5, ma il prezzo minimo di 1.449 euro per la configurazione con SSD da 512 GB (spazio vitale per immagazzinare file video) mi ha fatto desistere. Scartato il mercato dell’usato per scarsa reperibilità dei 13 pollici e snobbati i ricondizionati ufficiali Apple per via di modelli M2 sovrapprezzati o varianti da 15 pollici troppo ingombranti, ho virato su una soluzione alternativa. La scelta è ricaduta su un MacBook Neo, equipaggiato con il processore A18 Pro, acquistato online alla cifra di 899 euro. Con un peso di appena 1,23 kg, si presentava come la perfetta macchina da viaggio. Ma come si comporta realmente un dispositivo del genere sotto il sole a picco, o quando viene messo alla frusta con l’esportazione di flussi video in 4K a 60 fps su Premiere Pro? L’ho utilizzato intensamente come unico computer per settimane, affrontando temperature roventi e render impegnativi, per capire se valga davvero l’investimento o se sia meglio guardare altrove.
Design, display e temperature in spiaggia
Per me le vacanze significano borsa frigo, borracce e lo zaino con il computer sempre a portata di mano. Con i suoi 1,23 kg di peso, il MacBook Neo si è rivelato un compagno estremamente portatile, facile da infilare ovunque. Il design giallo della scocca lo rende molto visibile e, trovandomi in una località balneare abruzzese dove il tasso di criminalità è pressoché nullo, ho potuto lasciarlo tranquillamente sotto l’ombrellone tra un torneo di ping pong (perso malamente) e l’altro, senza troppi pensieri.
Il banco di prova più severo è stato il display. L’ho testato nel tardo pomeriggio, alle 17:42, con il sole estivo perpendicolare allo schermo e in assenza di ombra. Considerando che l’interfaccia del software di montaggio video ha molto nero, il risultato è stato sorprendente: la visibilità non è perfetta, ma lo schermo rimane assolutamente usabile. Per fornire un metro di paragone reale, ho affiancato il computer al mio Pixel 11, il cui display sulla carta vanta una luminosità di picco superiore. Ebbene, lo smartphone si legge leggermente meglio, ma entrambi i pannelli soffrono in modo marcato i riflessi ambientali. Da questo punto di vista, un trattamento antiriflesso dedicato sul Mac sarebbe stato l’ideale; la luminosità massima del Neo ci sta (pur non raggiungendo i livelli del mio Pro), ma i riflessi sono il vero elemento di disturbo durante il lavoro in esterna.
Da segnalare anche il comportamento termico: essendo una macchina fanless (priva di ventole di raffreddamento), il calore si dissipa interamente sulla scocca. Sotto il sole, la superficie posteriore diventa decisamente calda. La nota positiva è che non ho registrato cali di prestazioni evidenti, ma la combinazione di temperature elevate e luminosità al massimo fa crollare l’autonomia della batteria in modo vertiginoso. Un altro dettaglio fondamentale per chi lavora vicino all’acqua: il dispositivo non è impermeabile. Uno schizzo improvviso da un’onda mi ha bagnato l’asciugamano, ricordandomi che in spiaggia serve sempre la massima attenzione per evitare disastri. Ottimo, invece, il comparto audio: le casse integrate suonano molto bene e la presenza del jack mi ha permesso di montare l’audio in cuffia senza infastidire i vicini.
Multitasking e prestazioni video su Premiere Pro
Lasciato il mare per il clima decisamente più fresco dell’Inghilterra (in un albergo delizioso con una finestra fantastica che pare abbia ispirato Il Signore degli Anelli), il MacBook Neo ha trovato il suo ambiente ideale. Con temperature ambientali più basse, la batteria ha mostrato il suo vero potenziale, garantendomi tra una giornata e una giornata e mezza di lavoro intenso senza problemi.
Ho deciso di stressare la macchina replicando esattamente il setup che utilizzo sul mio MacBook Pro. Ho gestito l’ordinario con Chrome costantemente aperto con almeno cinque schede (tra cui la dashboard del canale, il calendario, documenti in cloud e siti di informazione come il Corriere), affiancato da Telegram, WhatsApp, il gestore di password e una finestra del Finder. L’unica rinuncia è stata l’app nativa Mail, a mio avviso attualmente troppo piena di bug, sostituita dall’interfaccia web di Gmail. Per la navigazione web, la gestione di file su Word o PowerPoint, e l’utilizzo di tool leggeri come Canva, le prestazioni sono semplicemente impeccabili.
Il vero limite emerge con il montaggio video. Ho utilizzato Premiere Pro, una scelta tecnicamente sbagliata poiché il Neo è ottimizzato per l’ecosistema Final Cut, ma necessaria per sfruttare la mia licenza e mantenere l’interoperabilità con i sistemi Windows. Ho montato sette video in 4K a 60 fps, ottenendo un quadro molto chiaro: per un montaggio semplice si sopravvive tranquillamente, ma si è costretti a lavorare più lentamente. C’è un fastidioso ritardo di circa un secondo dalla pressione della barra spaziatrice all’effettivo avvio della clip, e un lag simile si presenta quando ci si sposta nei punti precisi di taglio sulla timeline. Per un professionista abituato alla reattività, questa latenza si fa sentire. Le operazioni che richiedono maggiore potenza di calcolo evidenziano la natura dell’hardware: per scontornare il mio volto isolandolo dal resto della clip utilizzando le funzioni a maschera dell’intelligenza artificiale, il sistema richiede dai 10 ai 15 secondi. È un’operazione che il mio Pro esegue letteralmente in un secondo.
Anche i tempi di rendering ed esportazione si dilatano notevolmente, manifestando lentezze persino nella selezione della cartella di destinazione. Per esportare una timeline di 5 minuti in formato 2160p, il Neo impiega circa 20 minuti. Siamo di fronte a un tempo di calcolo 4 volte superiore alla durata della clip, mentre il mio MacBook Pro con processore M5 Ultravanta tempi pari o inferiori al rapporto di 1 a 1.
Prezzi, alternative e considerazioni finali
Rientrato a Milano, posso tirare le somme. Questo MacBook Neo si è dimostrato un compagno di viaggio robusto e molto affidabile. Per il mio flusso di lavoro specifico è chiaramente sottodimensionato, ma mi ha comunque permesso di portare a termine i montaggi e i task lavorativi quotidiani. Per il 90% degli utenti, la potenza offerta è più che sufficiente.
Il vero nodo critico è il prezzo. Al momento della sua uscita, la versione base venduta a 599 euro rappresentava un vero best buy (rinunciare allo sblocco con impronta digitale e accontentarsi di 256 GB, magari affiancando un hard disk esterno, era un compromesso eccellente). Il modello superiore che ho testato, però, oggi costa 899 euro, complice un rincaro generale di circa 100 euro. A questa cifra, vi sconsiglio spassionatamente l’acquisto: con quel budget è decisamente meglio mettersi alla ricerca di un ottimo usato o di un ricondizionato, puntando magari a un MacBook Air M3.
Il discorso cambia se riuscite ad accedere agli sconti: la versione base in sconto studenti a 699 euro resta un computer ottimo. Anche guardando al mondo Windows, è quasi impossibile trovare a quella cifra un portatile che unisca la medesima resistenza nel tempo, la qualità dei materiali, la precisione assoluta del trackpad e la fluidità di MacOS. Un computer Windows da 899 euro avrebbe sicuramente renderizzato i miei video in metà del tempo, ma l’esperienza d’uso complessiva e i dettagli hardware fanno ancora pendere la bilancia verso l’ecosistema Apple. Il dispositivo in sé è promosso, ma il recente rincaro lo rende meno appetibile. Da parte mia, chiusa questa parentesi, inizierà la caccia a un MacBook Air 13 pollici con chip M5, usato o ricondizionato, da tenere stabilmente come macchina di backup.


