L’affidabilità di un brand tecnologico non si giudica sotto le luci scintillanti di un evento di presentazione, ma nel silenzio dell’utilizzo quotidiano a distanza di anni. Ritorna oggi l’appuntamento con la prova del tempo: un tuffo approfondito tra i dispositivi del passato e del presente per verificare chi mantiene davvero le promesse lato aggiornamenti e chi, invece, abbandona i propri utenti. Tra top di gamma, pieghevoli, e medi di gamma, il 2026 ci sta regalando diverse sorprese, ma anche motivi più che validi per arrabbiarsi.
Le delusioni scottanti e i ritiri prematuri
Apriamo subito con le note dolenti, perché ci sono comportamenti che un consumatore non dovrebbe mai giustificare. Il caso peggiore di questa tornata è il Sony Xperia 1 Mark 5, un top di gamma uscito soli tre anni fa che si è rivelato un disastro sotto molteplici punti di vista. Non solo si è fermato ad Android 15 con le patch di sicurezza ferme a dicembre 2025, ma ha persino presentato un pericoloso rigonfiamento della batteria. Un epilogo triste per un brand storico che un tempo curava i prodotti e forniva aggiornamenti tempestivi. Oggi, dopo aver svenduto le divisioni TV a TCL, sembra che a Sony interessi solo mantenere in piedi la PlayStation 5 e la divisione sensori, abbandonando al proprio destino un comparto mobile che avrebbe meritato molto di più.
Non brilla neppure Asus con il suo Asus Zenfone 10, uno dei compatti più amati di sempre, che purtroppo smette di aggiornarsi dopo soli tre anni. Un vero peccato per chi apprezza ancora i telefoni tascabili. Destino amaro, nella fascia altissima, anche per il Vivo X80 Pro, abbandonato al suo destino dopo quattro anni. Sbloccarlo oggi fa capire quanto sia ancora fluido, reattivo e perfettamente godibile, ma l’assenza di supporto software lo penalizza enormemente in un’epoca in cui i telefoni dovrebbero durare il più a lungo possibile.
A fare da contrasto a queste morti premature c’è l’inossidabile “nonnino” Alcatel a led: una vecchia gloria con una batteria che miracolosamente non si gonfia e che continua a sopravvivere imperterrita.
Apple, l’ecosistema iOS e lo sguardo al futuro
Nel mondo della mela morsicata, l’attenzione è tutta proiettata in avanti. A Cupertino, l’atmosfera del WWDC 26 è stata come al solito spettacolare, con l’Apple Park che restituisce sempre l’impressione di camminare dentro un rendering perfetto. Attualmente i test sono concentrati sulla beta developer di iOS 27, anche se prudentemente non a bordo dell’immancabile iPhone 17 Pro Max che viene tenuto fuori dalle sperimentazioni più instabili. Si prova invece iOS 26.5, sebbene per il mercato italiano le vere novità dirompenti si contino sulle dita di una mano. Nel frattempo, aleggia già lo spettro di iPhone 18, con la stessa azienda che ha messo le mani avanti riguardo a un probabile, imminente aumento dei prezzi di listino.


I pesi massimi di Samsung tra solidità e novità
La divisione Samsung ci mostra un mix di tradizione, solide promesse e mosse strategiche preventive. Il sempreverde Samsung Galaxy S22 Ultra mantiene il passo con la One UI 8 (non 8.5) e patch aggiornatissime a maggio, dimostrando un’ottima tenuta nel tempo. Accanto a lui, il recentissimo Samsung Galaxy S26 Ultra si posiziona a 999€ in periodo promozionale: un dispositivo quasi “statico” nell’evoluzione, considerando che le fotocamere sono fondamentalmente quelle di cinque anni fa e manca ancora all’appello la batteria carbon silicon, ma resta sensatissimo per il display privacy e per l’affidabilità software garantita al 100%.
Il mondo dei pieghevoli è in pieno fermento. Il nuovo Samsung Galaxy Z Fold 7, lanciato a 1800€, deve vedersela con una concorrenza agguerritissima e con form factor inediti all’orizzonte. L’ombra dell’ingresso di Apple nel mondo foldable ha già spinto i coreani ad anticipare i rumor con il lancio strategico del Samsung Galaxy S25 Edge. Forse conviene attendere prima di investire sul Fold 7, soprattutto considerando che il Samsung Galaxy Z Fold 6 continua a rappresentare un salto quantico eccezionale, fluidissimo con la One UI 8.5 e le patch di maggio.


Cameraphone da capogiro: la sfida tra Oppo, Huawei, Xiaomi e Vivo
La vera battaglia nella fascia premium si gioca sull’ottica. L’Oppo Find X9 Ultra (1600€) è un dispositivo superbo, aggiornato ad Android 16. Scatta fotografie che sotto molti aspetti superano anche il rivale di Cupertino, rendendo il prezzo elitario giustificato per chi cerca l’eccellenza assoluta. Eccellente supporto anche per il vecchio Oppo Find X5 Ultra, che resiste aggrappato ad Android 16 con patch di marzo.
A ruota segue lo Xiaomi 17 Ultra (1499€), leggermente inferiore a Oppo per la resa fotografica pura, ma supportato benissimo lato software. Ottima tenuta anche per lo Xiaomi 13 Ultra, ancora sul pezzo con Android 16 e patch di maggio.
Il Huawei Pura 80 Ultra si attesta sui 1230€. Le sue fotocamere sono ineguagliabili (nonostante l’assenza del super tele), ma il peso dell’assenza dei servizi Google rende l’acquisto un azzardo. Non viene dimenticato, però, il supporto ai modelli precedenti: il Huawei P60 Pro invecchia bene con la Emotion UI 14 (basata su Android 14) e patch di giugno 2026.
Menzione d’onore per gli amatori della fotografia va al Vivo X300 Ultra, un gioiello da 2000€ unico nel suo genere. La sua cam da 35mm lo rende lo strumento definitivo per chi sa scattare, un’alternativa tascabile reale a una mirrorless, per quanto il prezzo sia proibitivo ai più. Sul fronte aggiornamenti generali, il brand cinese si sta muovendo bene anche sui medio-gamma, con il recente Vivo V70 e il precedente Vivo V40 entrambi aggiornati ad Android 16 con patch di maggio 2026.








I top di gamma alternativi: Pixel, Honor, OnePlus e Motorola
Google continua a dominare con la sua esperienza pura. Il Pixel 10 Pro XL a 899€ è il solito concentrato di qualità, mentre sul Pixel 8 Pro gira già Android 17. Un aggiornamento, a dire il vero, molto conservativo: potremmo chiamarlo un 16.002, dato che la maggior parte delle funzionalità ormai poggiano direttamente sulle app e su servizi come Gemini, svincolandosi dalla release del sistema operativo.
Sul fronte Honor regna una certa confusione negli aggiornamenti. L’Honor Magic 8 Pro è un affare colossale a 850€ per il rapporto qualità-prezzo, ma si fa attendere sulle patch, ferme ad aprile 2026 nonostante la MagicOS 10 e Android 16. Stessa situazione per l’Honor Magic 6 Pro. Paradossalmente, riceve un trattamento migliore il medio-gamma Honor 200, perfettamente aggiornato con patch a maggio 26. In cantinetta troviamo anche l’ottimo Honor 600 Pro a 780€, a riprova che i prezzi stanno impennando su tutte le fasce. Nei pieghevoli, l’Honor Magic V5 a 1000€ ha un senso enorme oggi, in vista del rincaro pazzesco del futuro Honor Magic V6, mentre il vecchio Honor Magic V3 ha ricevuto Android 16 ma arranca clamorosamente con le patch di gennaio.
OnePlus si ritaglia il suo spazio con il OnePlus 15, uno smartphone da 800€ esteticamente bellissimo. Sebbene il brand sia ormai completamente integrato nella galassia Oppo-Realme per quanto riguarda il software, resta una scelta solida. Perfettamente in linea con le tempistiche anche il OnePlus 12, aggiornato ad Android 16 con le patch di maggio.
Motorola stupisce per varietà. Il Motorola Razr 70 Ultra in versione legno (1000€) è stupendo, ma per chi vuole risparmiare, la scelta sensata non è il Motorola Razr 60 (che soffre di surriscaldamento), bensì il solidissimo Motorola Razr 50 a 500€, fluidissimo e fermo su Android 16 con patch di maggio. Sorprendente anche il top sottile, il Motorola Signature (conosciuto anche come Edge 50 Pro), che a 750€ si porta a casa un comparto fotografico eccellente.






La fascia media e le vecchie glorie incrollabili
Nella fascia media si nascondono i veri miracoli di longevità. Abbiamo salutato con commozione i vecchi “best buy” come il Samsung Galaxy S20 FE (fermo ad Android 13 con patch di ottobre 2025) e il titanico Samsung Galaxy A52s 5G, che con le sue patch a settembre 2025 resta ancora utilizzabile dopo quattro anni. È divertente ricordare quando uscì l’infame Samsung Galaxy A52 non S e molti non capivano perché l’entusiasmo fosse tutto rivolto alla variante con la “s”. I 6 o 7 anni di aggiornamenti promessi oggi hanno senso, perché se un telefono è ottimizzato, dopo 5 anni resta comunque godibile.
Non si può dire lo stesso di altri medi di gamma che ci lasciano troppo presto. Il Moto G52, abbandonato dopo soli tre anni (fermo ad Android 13, patch marzo 2025), resta comunque incredibilmente più fluido del modernissimo e scattoso Moto G87. Anche il Poco X4 GT sparisce dai radar degli aggiornamenti dopo appena due anni e mezzo (Android 14, patch marzo 2025), un vero peccato perché l’hardware gira ancora benissimo, ma la mancanza di patch bloccherà presto app essenziali come quelle bancarie.
Molto meglio la situazione per Poco F8 Ultra a 650€ e per il precedente Poco F6 Pro (Android 16, patch aprile), così come per il Poco X7 Pro. Sul fronte Realme, il Realme GT 7 Pro a 599€ è un acquisto intelligentissimo, affiancato dall’ottimo Realme GT 6 aggiornato a giugno. Ottimi riscontri anche per Oppo Reno 12 (Android 16, maggio), OnePlus Nord 5 (giugno 26) e il sempiterno OnePlus Nord 2. Xiaomi presidia come sempre la fascia con la new entry Xiaomi Redmi Note 15 e il buon Xiaomi Redmi Note 14 Pro Plus (Android 16, aprile 26).
Menzione d’onore va ad aziende virtuose e sperimentali: il Fairphone 6 continua a ricevere supporto etico (Android 16, maggio 26), mentre i vari modelli Nubia, pur essendo divertenti ed economici, vivono sempre con il tarlo degli aggiornamenti ritardati (fermi alle patch di dicembre). Non mancano ovviamente i Pixel della serie A: il Pixel 10a a 399€ è il compromesso perfetto per avere prestazioni fotografiche da Pro, accompagnato dal Pixel 8a usato da Gabri e dal vecchio Pixel 6a che non molla un colpo e si aggiorna ad Android 17. Presente in lista anche il Moto Edge 50 Fusion, stabile con Android 16 e patch di maggio.
Il miracolo Nothing e CMF
Chiudiamo questa disamina enorme con l’azienda che forse suscita più simpatia. Il Nothing Phone 3, proposto senza svalutazioni selvagge a 550€ e a 449€, è originale e supportato perfettamente. Stessa sorte per il Nothing Phone 2 e il Nothing Phone 2a, entrambi con Android 16. Ma il premio assoluto della critica va al CMF Phone 2 Pro. Uscito a 259€, è stato ritirato dal mercato poco dopo per l’impossibilità di sostenere l’aumento dei costi delle RAM senza alzare il prezzo. Una politica onesta che ha reso questo dispositivo un vero unicorno: chi lo ha preso ha fatto un affare epocale. È ancora supportato benissimo (Android 16, patch aprile 26), così come il precedente CMF Phone 1.
La cantinetta si è riempita di innumerevoli modelli. In un’epoca di rincari, tenere traccia di chi supporta davvero i propri dispositivi è l’unico modo per fare acquisti intelligenti e non buttare via il proprio denaro in smartphone destinati a diventare fermacarte prima del tempo.