Quando si parla di una vettura da 377.000 euro, di cui ben 56.000 spesi solo in personalizzazioni, ci si aspetta la perfezione assoluta. O forse, ci si aspetta qualcosa di più viscerale: un’anima. La Ferrari 296 GTS oggetto della nostra prova non è una “rossa” qualunque trovata sul mercato dell’usato, ma un esemplare configurato su misura dal proprietario, Ludovico, dopo un’attesa di oltre due anni.
L’ho messa alla prova non tra i cordoli di un circuito – dove sappiamo già che eccelle – ma nella giungla urbana e sulle strade di tutti i giorni. La sfida è capire se una supercar da quasi 830 cavalli combinati, dotata di un motore V6 biturbo e un’unità elettrica plug-in, possa davvero essere l’auto quotidiana definitiva o se rimanga un giocattolo da weekend.
Personalizzazione e primi dettagli
Aprendo il baule anteriore, salta subito all’occhio un dettaglio che fa capire la cura riposta in questa configurazione: una targhetta realizzata a mano con le iniziali del proprietario. È un optional da circa 500 euro, una “frivolezza” che però racconta il piacere di aver scelto ogni singolo inserto, colore e materiale, a differenza di chi acquista un usato accontentandosi delle scelte altrui.
L’estetica è mozzafiato. La vettura monta cerchi da 20 pollici che nascondono un impianto frenante carbo-ceramico con pinze anteriori a sei pistoncini, una scultura meccanica necessaria per fermare tanta potenza. Gli pneumatici sono generosi: 245 all’anteriore e 305 al posteriore.
Dr. Jekyll: la Ferrari in modalità elettrica
La vera sorpresa arriva quando si preme il pulsante di accensione e… non succede nulla. O meglio, la vettura prende vita in silenzio. La 296 GTS è una ibrida plug-in (PHEV) con una batteria che garantisce circa 25 km di autonomia in modalità full electric.
Muoversi nel traffico cittadino o entrare in un centro storico di notte senza svegliare il vicinato è un’esperienza surreale per una vettura del Cavallino. Ma il vero “game changer” per l’uso quotidiano è il comfort.
Nonostante l’assetto sportivo, la gestione delle sospensioni è sorprendente:
- Pulsante “strada sconnessa”: Attivando questa funzione, l’auto diventa un “tappeto magico”.
- Assorbimento: Tombini, rotaie del tram e pavé vengono filtrati in modo inaspettato. Non si sentono colpi secchi alla schiena, rendendo la guida in città non solo possibile, ma piacevole.
- Visibilità: A differenza di molte altre supercar dove ci si sente seduti “per terra” e ciechi, qui la visibilità anteriore e laterale è buona, anche se per il posteriore le telecamere (posizionate sotto gli specchietti) sono indispensabili.
La gestione ibrida è intelligente: se non si richiede potenza, l’auto veleggia in elettrico. Appena si affonda il piede, il termico si accende, per poi spegnersi nuovamente in rilascio per recuperare energia.
Mr. Hyde: quando si scatena la potenza
Basta ruotare il manettino, passare in modalità Performance o Race, e l’auto cambia faccia istantaneamente. È qui che emerge la doppia personalità, il vero “Dr. Jekyll e Mr. Hyde”.
Il motore V6 3.0 litri, accoppiato all’unità elettrica da 122 kW, non fa rimpiangere i frazionamenti più nobili. Il sound è rauco, graffiante, definito da molti come un “piccolo V12”. In città, anche in modalità Race, il cambio rimane fluido se si parzializza il gas, ma è quando si affonda che la 296 GTS mostra i muscoli.
- Accelerazione: Lo 0-100 km/h viene coperto in 2,9 secondi. Sebbene una Tesla Model S Plaid possa fare meglio sulla carta (1,9 secondi), la sensazione è completamente diversa. Qui c’è coinvolgimento meccanico, vibrazione, suono.
- Dinamica di guida: Lo sterzo è preciso ma non eccessivamente pesante. La vettura ha un inserimento in curva fulmineo, con un sottosterzo praticamente inesistente. Se si esagera, il posteriore allarga quel tanto che basta per regalare un brivido controllato, prima di proiettarti fuori dalla curva con una trazione mostruosa.
Non è tutto oro: i difetti riscontrati
Anche una vettura da quasi 400.000 euro non è esente da critiche, e durante il nostro giro sono emersi alcuni dettagli che fanno storcere il naso.
Il primo riguarda l’elettronica di bordo: i sensori di parcheggio e gli ADAS sono a tratti invasivi. La vettura emette una “fiera dei bip” continua, segnalando ostacoli anche quando si è fermi in coda o passa un’auto vicina, costringendo spesso a disattivarli per non impazzire.
Il secondo difetto è più strutturale e riguarda l’ergonomia dei sedili in relazione al tetto rigido retrattile:
- Se si alza il sedile del guidatore al massimo dell’escursione in altezza, il poggiatesta tocca fisicamente il tetto chiuso.
- Questo contatto crea uno scricchiolio fastidioso che inizialmente mi sembrava un difetto del telaio, ma che si è rivelato essere un “semplice” problema di tolleranze non calcolate o comunque trascurate.
- Per eliminare il rumore e non rovinare i rivestimenti, è necessario abbassare la seduta di qualche centimetro, compromettendo però la visibilità per i conducenti più bassi.
Certo, trattandosi di una Ferrari questo problema sicuramente sarebbe stato risolvibile in fase di personalizzazione ma resta il fatto che la rende meno versatile e diventa anche un punto da considerare nell’usato.
Conclusioni: ha senso una Ferrari ibrida?
La risposta, dopo averla guidata nella vita reale, è un sì deciso. La tecnologia plug-in su questa 296 GTS non è solo un orpello per abbassare le emissioni sulla carta, ma un vero amplificatore di prestazioni che riempie i vuoti di coppia del termico e, contemporaneamente, permette una versatilità d’uso inedita.
La 296 GTS riesce a essere due auto in una: una GT comoda e silenziosa per andare a un aperitivo senza stress e una bestia da pista capace di incollarti al sedile con una cattiveria meccanica che l’elettrico puro non potrà mai replicare. Al netto di qualche sensore troppo zelante e di un tetto che litiga con il sedile, la direzione presa da Maranello sembra essere quella giusta.
