Quando l’innovazione tecnologica decide di osare, nascono dispositivi che sfidano ogni convenzione e re-immaginano il concetto stesso di smartphone in questo caso, anzi, di smartphone e anche di fotografia in mobilità. Dopo avervelo già mostrato in super anteprima alla fiera di Berlino ho avuto finalmente l’opportunità di mettere davvero alla prova sul campo questa vera e propria rarità ingegneristica dedicata ai creatori di contenuti: stiamo parlando del nuovo Honor Robot Phone. In attesa di scoprire se e quando questo particolarissimo terminale arriverà ufficialmente in Italia, questa anteprima sul campo mi ha permesso di esplorare le enormi potenzialità di uno smartphone che integra, letteralmente al suo interno, una fotocamera dotata di gimbal motorizzato. Ecco tutto quello che c’è da sapere su questo affascinante esercizio di stile divenuto realtà che… Sì, mi ha sopreso!
Un design estremo tra peso, dimensioni e ingegneria meccanica
Iniziamo subito col dire che non ci troviamo di fronte a un dispositivo per tutti. I compromessi fisici si fanno sentire immediatamente: lo smartphone pesa ben 248 grammi e raggiunge uno spessore di 9,6 millimetri. Tuttavia, questi numeri sono ampiamente giustificati dalla componentistica meccanica nascosta sotto la scocca. A livello di resistenza, il terminale vanta una certificazione IP54, il che significa che è protetto da polvere e schizzi d’acqua, ma non può assolutamente essere immerso, un limite del tutto comprensibile vista la presenza di parti mobili.
La vera magia avviene premendo un pulsante virtuale: il modulo fotografico fuoriesce fluidamente dal corpo del telefono grazie a un intricato sistema di micro servomotori. Per proteggere questo delicato ecosistema, Honor ha ideato uno sportellino scorrevole in vetro. Inizialmente l’apertura e la chiusura manuale potrebbero sembrare una scocciatura durante l’uso quotidiano (specialmente perché funge da filtro ottico e copre alternativamente le varie lenti, tra cui la grandangolare e la 2.7x da 200 megapixel). In realtà, l’ingegnerizzazione si è rivelata molto intelligente: lo sportellino può essere staccato completamente tirandolo con delicatezza. Questo permette di pulire con facilità la polvere che inevitabilmente si deposita dietro il vetro tenendolo in tasca, garantendo scatti e riprese sempre cristalline.
Prestazioni video, stabilizzazione da record e la firma di Arri
Il cuore pulsante di questo Honor è, senza ombra di dubbio, la registrazione video. Il gimbal permette di riprendere sia in formato verticale che orizzontale, ma con una sostanziale differenza tecnica. In verticale lo smartphone sprigiona tutta la sua potenza arrivando a registrare in 4K a 60 fps. Passando alla modalità orizzontale, invece, la risoluzione massima si ferma al 2.8K; questo limite è probabilmente dovuto alla necessità di effettuare un profondo crop sul sensore, che mantiene un orientamento nativo verticale.
Mettendo alla prova la stabilizzazione, i risultati lasciano a bocca aperta. Anche camminando a passo svelto, correndo o salendo velocemente delle scalinate, il sistema meccanico e il giroscopio lavorano in perfetta sincronia per assorbire ogni minima vibrazione. Nel confronto diretto sul campo con una action cam dedicata come la Insta360 Luna Pro (che gode naturalmente di un’ottica più grandangolare), il telefono di Honor si è difeso in maniera eccellente.
L’interfaccia della fotocamera offre una miriade di modalità per sfruttare il gimbal: blocco orizzontale, blocco verticale, massima stabilizzazione e persino una modalità FPV. Con un doppio tap sullo schermo si ricentra l’inquadratura, gestibile manualmente tramite un comodo joystick virtuale. Ciò che stupisce maggiormente è la capacità del motore di mantenere l’inquadratura fissa sul soggetto anche inclinando pesantemente il dispositivo su vari assi, compensando movimenti che sfiorano i 360 gradi. A completare il pacchetto creator c’è un precisissimo tracciamento automatico delle persone, utilissimo per i vlog in solitaria.
Per i palati più esigenti, la parte video è stata co-ingegnerizzata in collaborazione con Arri. L’applicazione nativa offre un’interfaccia profondamente professionale e mette a disposizione i rinomati filtri Arri, capaci di donare un look squisitamente cinematografico anche in condizioni di illuminazione scarsissima. È presente persino una bizzarra funzione che fa “ballare” il gimbal a tempo di musica, un dettaglio forse inutile ai fini pratici ma che strappa sicuramente un sorriso.
Specifiche hardware, super batteria e usabilità quotidiana
Nonostante il focus estremo sul comparto fotografico, Honor non è scesa a compromessi sul resto della scheda tecnica. Il frontale è dominato da un display da 6,31 pollici di diagonale, con dimensioni e qualità visiva eccellenti. Ad alimentare i servomotori e il display troviamo una mostruosa batteria al carbonio-silicio da oltre 7000 mAh, capace di garantire un’autonomia fuori dal comune. Sulla scocca laterale spicca inoltre un comodo pulsante capacitivo (in stile iPhone) sensibile alla pressione, perfetto per gestire lo zoom o attivare rapidamente funzioni personalizzate.
Un dettaglio rassicurante riguarda il software. Pur trattandosi di una versione destinata al mercato cinese, il telefono è perfettamente utilizzabile: i servizi Google sono integrati e funzionanti. Applicazioni come Google Maps, YouTube e il sistema di notifiche push non perdono un colpo. C’è però una piccola limitazione per chi lavora molto con i social network: la fotocamera con gimbal non è integrata nelle API di terze parti come Instagram. Di conseguenza, registrando direttamente dalle storie, l’app vi costringerà a utilizzare la fotocamera anteriore per i selfie, costringendovi a registrare i vostri vlog dall’app fotocamera nativa per poi caricarli in un secondo momento.
A chi è rivolto davvero questo gioiello di ingegneria?
L’Honor Robot Phone non è uno smartphone per le masse, e probabilmente non vuole nemmeno esserlo. Per un utente comune, le dimensioni, il peso e lo sportellino manuale posteriore risulterebbero essere una forzatura poco pratica. Esiste inoltre una palese criticità legata alla fragilità: in caso di caduta accidentale, un dispositivo con parti meccaniche a vista risulta inevitabilmente più delicato rispetto a un blocco unibody tradizionale.
Tuttavia, per chi fa video editing e ha bisogno di un dispositivo “all-in-one”, si tratta di una genialata assoluta. Avere la stabilizzazione di un gimbal esterno fusa con la comodità di un telefono, che permette di avere i file in alta qualità già pronti in memoria per il montaggio rapido, è un vantaggio competitivo enorme. In attesa di una recensione completa e di un possibile arrivo nel nostro paese, non possiamo che toglierci il cappello davanti al clamoroso lavoro di miniaturizzazione svolto da Honor: un esperimento audace, divertente e finalmente diverso dal solito.