Ci sono dispositivi che si possono raccontare semplicemente elencando specifiche tecniche o mostrando immagini ad alta risoluzione, e poi ci sono quelli che sfidano i limiti della comunicazione digitale. Il mio rammarico più grande, quando mi trovo a testare impianti di questo calibro, è l’impossibilità fisica di trasmettervi l’incredibile sensazione di avvolgimento che provo nel mio salotto durante la riproduzione di un contenuto in Dolby Atmos. Per quanto il mio microfono possa essere preciso, la vera essenza della tridimensionalità si perde sempre attraverso i normali altoparlanti di chi ascolta. Tuttavia, con la nuova Yamaha True X Bar 90A ci troviamo di fronte a un’architettura sonora così peculiare che merita di essere raccontata a fondo. Non stiamo parlando di un banale speaker da posizionare sotto la TV per alzare un po’ il volume, ma di un sistema progettato per ingannare la percezione spaziale e restituire un’esperienza cinematografica purissima, sfruttando una soluzione acustica decisamente geniale.
Il design e la disposizione degli altoparlanti
La soundbar ospita una soluzione ingegneristica brillante: 12 altoparlanti integrati sulla parte superiore che sparano il suono verso l’alto, sfruttando il soffitto come superficie riflettente. Calcolando specifici ritardi acustici basati sul punto di ascolto, il sistema riesce a far ricadere il suono in modo da creare un vero e proprio avvolgimento a 360 gradi, anche in assenza di canali posteriori fisici.
I satelliti posteriori dedicati esistono e sono True Wireless, alimentati a batteria e collegati tramite frequenza radio a 5 GHz. C’è però un dettaglio fondamentale da tenere a mente in fase di acquisto: questi altoparlanti posteriori vanno comprati obbligatoriamente in bundle con la soundbar e non possono essere aggiunti in un secondo momento. In ogni caso, non sono strettamente necessari, poiché la tridimensionalità garantita dalla sola barra centrale è già di altissimo livello.
Sul pannello frontale troviamo altoparlanti ovali, una scelta obbligata per massimizzare la resa in uno chassis lungo 1,18 metri e alto appena 8,5 centimetri. A questi si affiancano tre tweeter dedicati alla riproduzione cristallina delle frequenze più alte. A completare il pacchetto interviene un subwoofer imponente, dotato di un driver da 17 centimetri di diametro e di un nuovo condotto progettato per scendere molto in basso, restituendo frequenze gravi potenti e corpose. In confezione sono inclusi anche i pratici supporti per l’installazione a parete, che rendono il setup molto versatile.
Un ritorno alle origini per l’home cinema
Chi mi segue sa che sotto la mia televisione non c’è mai stata una soundbar negli ultimi quattro anni. Quando mi sono trasferito, la mia unica certezza era il sintoamplificatore Yamaha, un marchio che apprezzo da sempre per il calore, il timbro e la fedeltà del suono. Dopo aver testato innumerevoli amplificatori e soundbar, il profilo audio di questa azienda rimane quello che più si confà ai miei gusti, e questa True X Bar 90A è riuscita nell’impresa di farmi apprezzare di nuovo un sistema compatto.
Il parco connessioni è completo ed essenziale. Sul retro troviamo un ingresso HDMI con supporto al passthrough 4K per collegare direttamente le sorgenti, un’uscita HDMI eARC che permette di comandare il volume dal telecomando della televisione e di automatizzare accensione e spegnimento, e un classico ingresso audio ottico. Per quanto riguarda la connettività di rete, sono presenti sia la porta LAN che i moduli Wi-Fi e Bluetooth.
Prestazioni sul campo e spazialità del suono
Messa alla frusta con una scena d’azione particolarmente ricca, le prestazioni si fanno sentire, letteralmente. Spingendo il volume quasi a fondo scala, l’audio riempie la stanza con una potenza impressionante: i bassi non accennano a distorcere e le frequenze medio-alte arrivano con estrema pulizia. L’effetto surround è gestito dall’algoritmo Surround AI, elaborato da un processore integrato targato Qualcomm. Avendo un impianto 5.1 tradizionale, percepisco la differenza fisica della provenienza posteriore del suono, che in questo caso risulta leggermente più morbida trattandosi di riflessioni ambientali, ma il realismo complessivo del Dolby Atmos è eccellente.
Passando a un trailer naturalistico, si percepisce immediatamente la qualità analitica della barra. Gli alti sono incredibilmente cristallini. Quando un uccello rotea nello spazio virtuale della scena, lo si sente fisicamente girare intorno al punto di ascolto. Durante la pioggia, le frequenze medie sono corpose e presenti, e al primo tuono il subwoofer fa vibrare il salotto, dimostrando un’incredibile capacità di riempire d’aria una stanza dalla cubatura abbondante.
Musica, applicazione e controlli di precisione
Il comparto musicale non è da meno ed è interamente gestibile tramite l’applicazione MusicCast di Yamaha. L’ecosistema integra nativamente servizi come Spotify Connect, Deezer, Amazon Music e le radio online, offrendo piena compatibilità con AirPlay 2 per i dispositivi Apple. Riproducendo una traccia tramite Spotify Connect, la presenza scenica dei bassi lascia a bocca aperta.
Dall’applicazione si ha accesso a un’equalizzazione molto granulare: è possibile regolare indipendentemente i livelli di subwoofer, canale centrale, canale destro e sinistro. Tra i preset sonori spicca il supporto al 3D Music Auro 3D, un protocollo nuovissimo e rarissimo da trovare sulle soundbar attuali, affiancato dalla modalità “diretto” per ascoltare la sorgente senza alterazioni del chip interno, e dalla classica modalità stereo.
Il telecomando fisico replica tutte le funzioni smart e permette l’accesso a un menù per raffinare ulteriormente i settaggi. Tra questi, c’è un’accortezza fondamentale per i puristi del cinema: la possibilità di abbassare e persino spegnere completamente la luminosità del display. Per chi ama guardare i film nel buio totale, non avere una finestrella luminosa sotto lo schermo che distrae la vista è un dettaglio che fa la differenza tra un buon prodotto e uno pensato per i veri appassionati.
Prezzo importante ma..
Parlando di investimenti, il prezzo di poco superiore ai 2000 euro la posiziona in una fascia altissima. Molto spesso si acquistano televisori OLED grandissimi e sottili per migliaia di euro, per poi ritrovarsi con un comparto audio fisico inevitabilmente limitato e incapace di spingere sui bassi. Riservare una parte del budget per una soundbar di questo livello è un passaggio obbligato per chi vuole un audio all’altezza delle immagini, specialmente se non si ha la voglia o lo spazio per progettare un impianto a componenti separati 5.1 o superiori. Questa Yamaha offre una soluzione “easy”, esteticamente pulita, ma acusticamente dirompente.