Siamo tornati all’ISE (Integrated Systems Europe), la fiera che per eccellenza definisce la bussola tecnologica per i professionisti dell’audio, del video e dell’integrazione di sistemi. Camminando tra i padiglioni, emerge subito una chiara distinzione filosofica: c’è un abisso tra la vera domotica e quella che spesso viene venduta come tale. Accendere una lampadina con un comando vocale o dallo smartphone non significa avere una casa intelligente; al massimo, come mi piace definirla, è una “Stupid Home”. La vera Smart Home è quella che agisce in autonomia per garantire il comfort, lavorando dietro le quinte senza bisogno del nostro intervento costante.
Tuttavia, anche in un contesto così evoluto, non mancano le contraddizioni e le sfide che il settore deve ancora superare. Vediamo nel dettaglio cosa ci ha riservato questa edizione, dalle certezze di KNX alle delusioni dei grandi marchi nostrani.
Il caos degli standard e la solidità di KNX
Una piccola nota dolente va fatta subito: la promessa di un linguaggio universale per la domotica è ancora lontana dall’essere mantenuta. Si parla continuamente di Matter, Zigbee, Z-Wave come standard definitivi, ma la realtà è che questi protocolli evolvono con tale rapidità da rendere difficile una vera stabilizzazione. Alla fine, quando tutto cambia continuamente, nulla è davvero uno standard.
In questo scenario magmatico, lo stand KNX rappresenta un porto sicuro, seppur con qualche limite. KNX è perfetto, granitico, affidabile: un impianto fatto oggi funzionerà senza problemi tra vent’anni. Tuttavia, sconta una certa rigidità sul fronte della sensoristica. I sensori smart consumer (quelli che si trovano facilmente sugli e-commerce) offrono spesso molteplici funzionalità a prezzi irrisori, ma non dialogano nativamente con il mondo KNX, che rimane ancorato a soluzioni più costose e “vecchie scuola”.
La soluzione? I supervisori domotici. Questi hub evoluti servono proprio a colmare il gap, permettendo al solido sistema cablato KNX di dialogare con il mondo wireless, DALI e IoT, creando quelle automazioni complesse che rendono la casa davvero intelligente.
Le novità nell’integrazione: Control4 e l’ecosistema Nice
Parlando di supervisori, Control4 ha portato una ventata di aria fresca con l’annuncio del nuovo sistema operativo OS4, in arrivo anche in Europa. I punti di forza sono evidenti:
- Interfaccia personalizzabile: L’utente finale avrà finalmente più libertà di creare scenari e interazioni senza dover chiamare il programmatore per ogni piccola modifica.
- Nuovi Touchscreen: Cornici personalizzabili e design aggiornato.
Rimane il “fastidio” del canone annuale per la gestione cloud, ma è il prezzo da pagare per un sistema costantemente aggiornato e sicuro.
Anche il mondo Nice si è mosso in modo interessante. L’azienda italiana, acquisendo l’americana Elan, propone ora un’interfaccia (Elan OS) graficamente appagante per la gestione di sicurezza, telecamere (con NVR integrato) e multimedialità. È una soluzione che piace per la pulizia visiva: avere tutto sotto controllo, dalle porte aperte alla climatizzazione, in un’unica dashboard ben disegnata è un valore aggiunto notevole.
Audio e video: verso la tecnologia invisibile
Un trend fortissimo di quest’anno è la “sparizione” della tecnologia. L’impianto c’è, suona e si vede bene, ma non deve impattare sull’estetica della casa.
- Audio invisibile: Brand come Amina e Sonance propongono speaker che diventano parte integrante dell’architettura. Amina, ad esempio, fa suonare intere pareti in cartongesso. Non aspettatevi la fedeltà assoluta di un impianto Hi-Fi tradizionale, ma per la musica d’ambiente e il design pulito è una soluzione vincente.
- TV come opere d’arte: TCL e altri produttori spingono su display a bassissimo consumo (o addirittura pannelli E-ink a colori) che, quando non usati come TV, mostrano opere d’arte con una resa opaca “mat”, eliminando l’effetto “buco nero” dello schermo spento in salotto.
- Il caso Sony: Una menzione d’onore (e un po’ di tristezza) per lo stand Sony. Il gigante giapponese sembra aver ceduto il passo sulla produzione dei pannelli TV, lasciando campo a TCL e Hisense, per concentrarsi sulla componentistica professionale e business. È la fine di un’epoca gloriosa iniziata col Trinitron.
La rivoluzione dei telecomandi: AVA
Una delle novità più pratiche e intelligenti viste in fiera, portata dagli amici di Adeo, è il telecomando di AVA. Si tratta di un dispositivo basato su Android, esteticamente curato, che unisce il meglio di due mondi:
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Controlli fisici: Tasti reali per il volume e la navigazione, fondamentali per l’uso “blind” (senza guardare).
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Flessibilità software: Essendo Android, si possono installare le app native dei servizi (Netflix, Spotify) o dei sistemi di controllo (Home Assistant).
Questo permette di superare i limiti dei vecchi telecomandi universali a infrarossi, gestendo tutto via IP con un feedback immediato sullo schermo touch integrato.
La polemica: BTicino e la “gabbia” della 503
Non posso chiudere il report senza una riflessione critica su un’eccellenza italiana che sembra aver perso lo smalto: BTicino (gruppo Legrand).
L’Italia è ostaggio della scatola 503 rettangolare. Nel resto del mondo, lo standard è quadrato, il che permette l’installazione di tastierini domotici di design, display e interruttori evoluti che noi possiamo solo sognare (o installare con difficoltà). BTicino, che ha fatto la storia del materiale elettrico, negli ultimi anni ha deluso le aspettative.
Dopo l’acquisizione di Netatmo ci si aspettava un salto di qualità verso sistemi aperti e integrati. Invece:
- Hanno abbandonato il loro vecchio sistema BUS (che era solido) per soluzioni “smart” ibride meno convincenti.
- Manca una vera apertura verso standard come Matter sui gateway.
- L’integrazione con sistemi terzi è complessa e chiusa.
È frustrante vedere un marchio storico rimanere indietro, costringendo installatori e clienti a compromessi estetici e funzionali, mentre competitor orientali o nordeuropei offrono soluzioni più flessibili e moderne.
Conclusioni: Fai-da-te o professionista?
Uscendo dall’ISE, la consapevolezza è che la casa moderna è diventata una macchina complessa. Tra VMC, riscaldamento a pavimento, audio multiroom e illuminazione, il “fai-da-te” spinto (comprare gadget su Amazon e sperare che funzionino insieme) è una strada pericolosa.
Il consiglio è di rivolgersi a un System Integrator. Attenzione: non il classico elettricista che installa solo ciò che conosce per abitudine o sconto commerciale, ma un professionista aggiornato che sappia progettare un’architettura su misura (cablata o wireless) basata sulle vostre reali esigenze. Costa di più all’inizio? Forse. Ma vi risparmierà l’incubo di vivere in una casa piena di app che non si parlano tra loro.