Recensione GOOGLE PIXEL 10a

Iniziare la giornata alle 6:00 del mattino con un allenamento online trasmesso in Chromecast dallo smartphone alla TV non è il modo migliore per testare subito la reattività di un dispositivo appena svegli? Passando poi direttamente sotto la doccia, emerge uno dei primi punti di forza pratici di questo Google Pixel 10a: la certificazione IP68 non solo garantisce l’impermeabilità, ma la tecnologia del pannello permette di utilizzare il touch screen in modo preciso anche a mani bagnate. Da qui parte una lunga giornata di test sul campo, tra imprevisti in autostrada, navigazione prolungata e gestione forsennata delle email, per capire se il nuovo medio di gamma di Mountain View ha davvero una sua ragion d’essere (e se può davvero definirsi “nuovo”).

Peso e dimensioni

153.9 x 73 x 9 mm
183 g

Sistema operativo

Android 16, 7 anni di aggiornamenti

Storage

128 GB

Display

6.3"
1080 x 2424 pixel

Camera

48 mpx f/1.7
Frontale 13 mpx

SOC e RAM

Google Tensor G4 (4 nm)
RAM 8 GB

Rete

HSPA, LTE, 5G

Batteria

5100 mAH

Confezione e contenuto

In confezione, come ormai da tradizione per quasi tutti i brand, troviamo solo il cavo USB-C.

Materiali design e touch-and-feel

Prendendo in mano il dispositivo, la sensazione di continuità con il passato è immediata. Esteticamente e a livello hardware il Pixel 10a ricalca quasi fedelmente il Pixel 9a, un aspetto che fa inevitabilmente storcere il naso a chi cerca l'innovazione a tutti i costi. Tuttavia, l'ergonomia è eccellente: parliamo di uno smartphone che misura 153,9 x 73 x 9 mm a fronte di un peso ben bilanciato di 183 grammi. Molto apprezzata (da me quantomeno) è l'assenza di sporgenze, "bozzi" o dislivelli sul modulo fotografico posteriore, che rende il retro completamente piatto e non "traballante" quando appoggiato sulla scrivania.

La cura per i materiali si nota nel frame in alluminio satinato e nel retro in materiale composito opaco, realizzato con almeno l'81% di plastica riciclata, disponibile nelle colorazioni Lavender, Berry, Fog e Obsidian.

L'always-on display è presente, e mostra orario, data, batteria e notifiche. In quanto a connettività troviamo 5G, WiFi 6e, Bluetooth 6.0, GPS, NFC e connettore USB-C 3.2 ed è presente anche un pacchetto di sicurezza personale che include Satellite SOS, Emergency SOS, Crisis Alert e Car Crash Detection.

Display

Frontalmente, il vetro Corning Gorilla Glass 7i protegge un pannello Actua Display pOLED da 6,3 pollici in formato 20:9, con risoluzione 1080x2424 e una densità di 422,2 ppi. La resa visiva è impeccabile: lo Smooth Display adatta il refresh rate tra i 60 e i 120Hz, mentre l'OLED crea immagini vibranti. Sotto la luce del sole, i 2.000 nit in HDR (con picchi fino a 3.000 nit) garantiscono una leggibilità assoluta.

Processore e memoria

A far girare il sistema troviamo il processore Google Tensor G4, affiancato dal co-processore di sicurezza Titan M2, da 8GB di RAM e varianti da 128GB o 256GB di memoria interna non espandibile UFS 3.1.

Batteria

L'autonomia è affidata a una batteria da 5.100 mAh. Google promette oltre 30 ore di utilizzo standard e fino a 120 ore con l'Extreme Battery Saver. Nella prova sul campo, i consumi si sono rivelati buoni per attività miste e registrazione video. Devo dire però che, durante l'utilizzo prolungato del GPS per circa un'ora di navigazione in auto, il dispositivo ha mostrato una tendenza al surriscaldamento che ha inciso negativamente sulla percentuale di carica.

A fine giornata, dopo un utilizzo estremamente stressante, il telefono ha raggiunto le ore 18:00 con un 20% di batteria residua e circa 5 ore e 26 minuti di schermo acceso. Non si tratta di un battery phone puro, ma porta a sera senza troppe ansie. La ricarica è gestita da un sistema rapido a 45W (tramite USB-C PPS) che permette di passare dallo 0 al 50% in 30 minuti, supportato anche dalla comoda ricarica wireless Qi.

Software ed ecosistema

L'esperienza d'uso è dominata da Android 16 con interfaccia Material 3 Expressive. Avere un sistema operativo stock pulito, veloce, con le notifiche non raggruppate forzatamente e separate dal centro di controllo, è un piacere per gli amanti del robottino verde. A questo si aggiunge la garanzia di 7 anni di aggiornamenti per OS, patch di sicurezza e Pixel Drop, che rendono l'investimento duraturo.

L'integrazione di Google AI è pervasiva e si rivela una vera scialuppa di salvataggio. Durante il tragitto verso Torino, accorgersi di aver inserito nel navigatore l'indirizzo della sede dell'azienda invece di quello dell'evento poteva essere un dramma. Interrogando Gemini, l'assistente si è collegato all'ecosistema Google Workspace, ha scartabellato decine di email incatenate e ha recuperato l'indirizzo corretto in pochi secondi. Funzioni come Gemini Nano, Gemini Live, Cerchia e Cerca e Live Translate sono comodissime, anche se l'intelligenza artificiale non ha ancora accesso ai dati di app di terze parti come WhatsApp o Telegram.

Non mancano però le frustrazioni lato software. Una funzione comodissima è la trascrizione al volo degli audio, che si attiva tramite un piccolo pop-up a schermo. Peccato che, in più occasioni durante la giornata, il pulsante sia misteriosamente scomparso e riapparso senza logica, rendendo impossibile leggere i messaggi vocali senza ascoltarli. Queste piccole incongruenze fanno salire l'irritazione. Splendide invece altre "chicche" in stile Google: il Now Playingsulla schermata di blocco, la scansione dei documenti che apre automaticamente Drive e raddrizza i fogli alla perfezione, e le nuove, seppur bizzarre, Audio Emoji da usare durante le chiamate.

Reparto telefonico

A proposito di chiamate, la compatibilità con le eSIM non manca e la gestione è da primo della classe. L'audio in capsula auricolare e in vivavoce (che sfrutta gli speaker stereo, due microfoni e un'ottima soppressione del rumore) è promosso a pieni voti. L'assistente di chiamata filtra lo spam e offre la trascrizione in tempo reale di chi parla dall'altra parte, permettendo di registrare nativamente le conversazioni, anche in automatico per numeri sconosciuti. L'unica pecca è l'assenza di un riassunto finale della chiamata, funzione ormai sdoganata da alcuni competitor, come Samsung.

Foto e video

Il comparto fotografico fa grande affidamento sull'elaborazione computazionale, una necessità dettata dal fatto che l'hardware è sostanzialmente identico a quello dello scorso anno. Posteriormente troviamo un sensore principale da 48MP Quad PD Dual Pixel (1/2", f/1,7, FOV 82°) con stabilizzazione ottica ed elettronica (OIS+EIS), accompagnato da una lente ultra grandangolare da 13MP (1/3,1", f/2,2, FOV 120°). La selfie cam frontale è da 13MP (f/2,2 e FOV 96,1°).

I risultati sono comunque eccellenti. La modalità Night Sight gestisce benissimo le foto in notturna, e la suite di funzioni è sterminata: Super Res Zoom fino a 8x, Astrofotografia, Face Unblur, Real Tone, Auto Best Take e Top Shot. La vera differenza la fa l'editing AI integrato: strumenti come Reimagine, Magic Eraser, Portrait Blur e la modifica vocaleconsentono di stravolgere le foto con pochi tap.

Anche i video regalano soddisfazioni. Girare clip in 4K a 60 fps in formato HEVC (H.265) o AVC (H.264) restituisce immagini dettagliate e stabili, grazie alla fusione di stabilizzazione Cinematic Pan, Locked e Active. In 36 minuti continui di registrazione ad alta risoluzione il telefono non ha scaldato particolarmente. Molto comodi l'Audio Magic Eraser e l'ottimizzazione per la riduzione del rumore del vento e il miglioramento del parlato.

App e gaming

Sebbene la fluidità generale, supportata da un feedback di vibrazione e da una tastiera precisissimi, non faccia rimpiangere troppo la mancanza del chip Tensor G5 a 3nm riservato ai fratelli maggiori, il sensore di prossimità ha mostrato qualche incertezza di troppo. Durante le telefonate, l'assenza di un blocco schermo reattivo ha portato a premere pulsanti casuali con l'orecchio.

Giudizio finale

Arrivati alla fine, il giudizio sul Google Pixel 10a è combattuto e fortemente legato al suo prezzo di lancio. La versione base da 128GB è proposta a 549 euro, mentre il modello da 256GB arriva a 649 euro. Tagli di memoria che, ad oggi, risultano forse un po' anacronistici per le cifre richieste.

Il software è eccellente, le integrazioni con Gemini funzionano bene e l'uso quotidiano è gratificante, ma la domanda sorge spontanea: c'era davvero bisogno di questo dispositivo? L'evoluzione tecnologica rispetto al precedente Pixel 9a è minima, quasi inesistente. Inoltre, considerando le offerte, i coupon e le politiche di trade-in aggressivo applicate da Google, il Pixel 10 standard finisce per costare meno di questo modello della "Serie A". Se amate l'ecosistema Pixel e provenite da un telefono più vecchio, è uno smartphone solido e affidabile, ma se possedete già la generazione precedente, il salto non è giustificato.

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Design:

7.5

Display:

7.5

Uso generale:

8.2

Fotocamera:

7.8

Autonomia:

9.5

Qualità prezzo:

7

Voto finale:

7.9