Il MEGLIO e IL PEGGIO del MWC2026: RISCHIO L’ARRESTO per VOI!

Un’esplosione di idee, prototipi, azzardi ingegneristici e, diciamolo, vere e proprie genialate: ecco cosa si respira camminando tra i padiglioni di Barcellona per il mio ventesimo Mobile World Congress. Se speravamo in un 2026 ricco di novità, direi che ci siamo, e abbiamo iniziato col botto. Tra form factor che ritornano dal passato, concept automobilistici estremi e scocche modulari, c’è davvero di che gasarsi.

Mettetevi comodi, perché in questo reportage completo vi racconto per filo e per segno tutto quello che ho visto in fiera, senza tralasciare nulla.

Le follie modulari di Tecno: l’Atom e il ritorno del metallo

Aveva provato a lanciare la moda LG qualche anno fa, ma oggi è Tecno (un brand che confesso di non aver mai approfondito prima) a riprovarci con una marcia in più. Il loro nuovo Tecno Atom è un concept clamoroso: il corpo base dello smartphone è sottilissimo, leggerissimo e completamente in alluminio, ma è totalmente espandibile.

Tutto ruota attorno ai moduli aggiuntivi che si collegano tramite dei pin posteriori (non solo con aggancio magnetico, ma con veri e propri contatti hardware). Qualche esempio?

  • Moduli batteria: Placche da 3.000 mAh da impilare. Prevedete una giornata stress? Ne attaccate due o tre, arrivando a 6.000 o 9.000 mAh, girando con un “pacchettone” solo per le ore necessarie.

  • Moduli fotocamera: Il telefono base ha una sola cam, ma alla bisogna potete agganciare uno zoom ottico periscopico 3x, o addirittura un modulo fotografico professionale con pulsante di scatto e obiettivi intercambiabili.

  • Moduli audio e utility: Uno speaker a 360° per la musica, un microfono direzionale professionale (che può essere staccato e usato a clip sui vestiti via Bluetooth), e perfino un modulo per trasformare il telefono in un walkie-talkie. La fantasia è l’unico vero limite.

Ma da Tecno non finisce qui. Ho visto il primo smartphone con ionizzatore integrato: avete presente quelle lampade di vetro dove appoggiate il dito e si scatenano i fulmini? Esattamente quello, incastonato nel telefono. Forse un po’ inutile, ma d’impatto. E poi c’è il Pova Metal, un dispositivo 5G unibody 100% in metallo. Ricordate i vecchi iPhone? Erano stati soppiantati da vetro e plastica per far funzionare le antenne, ma Tecno è riuscita a superare i limiti di connettività offrendo un design dal feeling tattile pazzesco.

Il ritorno della tastiera fisica: le scommesse di Clicks e Unihertz

Ho avuto la fortuna di fare una chiacchierata one-to-one con i ragazzi di Clicks, e ragazzi, che figata. Hanno mostrato un mockup di uno smartphone in arrivo nel corso del 2026 che urla “BlackBerry” da tutti i pori.

Il focus di questo device non è creare contenuti per i social (ha una sola fotocamera), ma dominare la produttività e la messaggistica quotidiana. Sarà dotato di backcover intercambiabili in vari materiali e colori, un launcher super pulito e una tastiera fisica touch (permette lo scrolling su e giù scorrendo i polpastrelli sui tasti) piena di shortcut. Aggiungete tasti fisici laterali per silenzioso rapido, accensione e lettore d’impronte. È già in preordine a un prezzo decisamente interessante: 399 euro.

Sempre da Clicks, in arrivo in primavera, una genialata pazzesca: una tastiera esterna MagSafe compatibile con iPhone, Pixel e persino con il Razr. Si aggancia magneticamente, ha una batteria integrata che fa da powerbank e si usa con lo smartphone in orizzontale. Sembra ballerina, ma garantisce l’uso del 100% dello schermo senza tastiere virtuali in mezzo alle scatole.

Sul fronte cinese arrivano prima, come sempre: Unihertz ha presentato un device molto carino, unibody, dal design in stile iPhone, con tastiera fisica touch (ma senza trackpad) e scorciatoie integrate. È un vero ritorno al passato. E a proposito di Unihertz, credo vincano a mani basse la guerra dei super rugged: hanno un modello che integra un pannello LED per illuminare a giorno, termocamera, infrarossi e, udite udite, un proiettore portatile integrato. Ricorda il vecchio flop modulare di Motorola, ma è croccante e innovativo.

Innovazione senza freni: Honor, Motorola e i concept N-in-1

Ne avevamo già parlato in un articolo dedicato, ma ribadisco il concetto perché in molti non l’avevano afferrato: il gimbal sul Robot Phone di Honor non è un accessorio staccabile. È letteralmente una delle fotocamere posteriori, mossa da un sensore da 200 megapixel, che esce e si alza dal corpo del telefono per fare video super stabilizzati e per tracciare i vostri movimenti se vi mettete davanti all’obiettivo. Geniale.

E passiamo alla stupenda location scelta da Motorola per svelare il suo nuovo pieghevole. Arriverà ad aprile ed è un concentrato di equilibrio:

  • Zoom fisico 3x da 50 megapixel.

  • Processore Snapdragon 8 Gen 5 e batteria da 6.000 mAh.

  • Spessore di 9,9 mm da chiuso e peso di 240 grammi.

  • Software eccellente per splittare le app sui due schermi.

Ma quello che mi fa impazzire è il feeling. La cover posteriore (in bianco e nero) è setosa, e la resistenza della cerniera è tarata alla perfezione: né troppo dura da spaccarsi le unghie, né troppo scivolosa. Si apre in modo incredibilmente naturale.

Sempre in casa Motorola, ho visto dal vivo l’ecosistema di accessori: la Moto Pen Bluetooth (compatibile con fold e signature, dotata di custodia di ricarica ma purtroppo non magnetica), il nuovo Moto Tag 2 UWB per la ricerca millimetrica e la discussa Microcamera AI. È un ciondolo da portare al collo tutto il giorno: registra audio e video, sbobina le riunioni, traduce e a fine giornata ti fa un riassunto. Utile o too spy? A voi l’ardua sentenza.

Infine, il concept del laptop N-in-1. Un portatile con display interno e display esterno sulla cover, utile per mostrare presentazioni ai clienti. La follia? Lo schermo si stacca (non per uso wireless, attenzione), così come la tastiera Bluetooth, e si può riagganciare alla base in orizzontale o in verticale per creare una postazione desktop doppio schermo enorme e versatile. Vaccata o genialata? A me intriga.

La mappa globale del 5G e il dominio dell’India

Curiosando allo stand di Ookla, ho buttato un occhio sulla mappa globale dell’utilizzo e della velocità del 5G. L’Italia non è in classifica per le velocità estreme, ma vantiamo una bellissima copertura sul territorio. Spiccano in positivo Spagna e Grecia (al terzo posto globale), ma la vera macchia gigante è l’India. Ragazzi, hanno una copertura e una connessione mostruose. Se pensavate alla Cina come leader indiscusso vi sbagliavate: lì il 5G pompa forte solo a Hong Kong, Macao e Taiwan (oltre al sud della Corea). Negli USA c’è uno spacco netto: est copertissimo, ovest non pervenuto, così come il Sud America. Se volete lanciare un business tech oggi, andate in India. Mangerete speziato, ma le opportunità sono infinite.

Vivo X300 Ultra: una vera bestia per la videografia

Guardando ai cameraphone veri e propri, Vivo X300 Ultra fa paura. Parliamo di un mostro con fotocamera principale da 200 megapixel, zoom grandangolare da 50 e un super teleobiettivo da 4.7x.

Sotto la scocca: Snapdragon 8 Gen 5, schermo da 6,82 pollici e una batteria clamorosa da 7.000 mAh. Ma la vera chicca per i creator è il kit fotografico realizzato in collaborazione con SmallRig: un’impugnatura attiva dotata di faretto d’illuminazione e ventola di raffreddamento integrata per i lunghi ciak estivi.

Il futuro dei display (e uno scoop su Apple)

Se parliamo di display, tutti sanno che dietro le quinte spesso c’è Samsung Display, che infatti in fiera ha portato le vere innovazioni. Ho visto micro LED per smartwatch, schermi piegati a quasi 90 gradi per i bordi, mini-display incastonati in veri e propri gioielli, e pannelli rollable inseriti in laptop della concorrenza (ho premuto il pulsante per fargli cadere sopra una palla d’acciaio… ok, andava piano, ma resistono!).

La novità più bella però è l’arrivo della tecnologia Next Paper anche sui pannelli OLED. Si può settare lo schermo in bianco e nero e usarlo letteralmente come un e-ink: zero riflessi, ottima luminosità, colori perfetti. Se già amavo questa tech sugli LCD, sull’OLED è la perfezione.

Ma la fiera è anche il posto dei segreti sussurrati. Allo stand di TCL CSOT (la divisione display di TCL), qualcuno si è lasciato sfuggire uno scoop che non avrei dovuto sentire: Apple uscirà con il suo pieghevole tra la fine del 2026 e l’inizio del 2027. Mi stavano prendendo in giro o è la verità? Lo scopriremo presto.

L’ecosistema Huawei e la pragmaticità asiatica

Passaggio veloce da Huawei, che porta il bellissimo GT Runner 2 (sta per arrivare la mia recensione completa) e un Tablet PC particolarissimo. Ha una patelletta posteriore per appoggiarlo, si sgancia totalmente e si chiude magneticamente diventando un laptop. La magia vera avviene staccando la tastiera fisica: il device diventa un mega pannello foldable touch screen. Se si appoggiano 10 dita sullo schermo, compare magicamente la tastiera virtuale. Form factor bellissimo e finiture di pregio, anche se l’assenza di Windows a favore di Harmony OS resta un limite, e infatti questi PC non arriveranno in Italia.

Un piccolo aneddoto fuori tema, ma che ho adorato: passeggiando tra gli stand cinesi alle 12:00 in punto, tutti gli addetti stavano mangiando dai loro boxettini termici. Se ne sbattono dei giudizi e dell’estetica: è mezzogiorno, devono mangiare, e mangiano. Li adoro, si fanno cento volte meno pippe mentali di noi.

Nothing fa centro e la rivoluzione degli occhiali smart

Il marketing di Nothing vince sempre: zucchero filato (il mio dolce preferito, ho ceduto istantaneamente) e acqua colorata per presentare i loro nuovi device. Sul Phone 4A non mi dilungo perché c’è già un articolo dedicato e la recensione è in forno.

La vera novità sbloccata a fine embargo è il Nothing Phone 4A Pro. Prezzo giustissimo di 499 euro, corpo unibody in alluminio, tre fotocamere vere (incluso lo zoom ottico) e la solita, meravigliosa Glyph Interface ultra personalizzabile (stupendi i giochi di luce, come quello “a omino” o a esplosione). Puzzano di best buy lontano un miglio.

Parlando di wearable, i Queen Glasses mi hanno convinto. Offrono una visione stereo con doppi display sulle lenti, fotocamere integrate, audio invisibile nelle astine, ma soprattutto risolvono il vero problema degli smart glasses di oggi: l’autonomia. Le batterie sono posizionate nei terminali delle astine e sono intercambiabili a caldo (hot-swappable). Basta sfilarle e agganciarne di cariche per avere un’autonomia virtualmente infinita.

Xiaomi Vision GT: la hypercar che vuole dominare il Nurburgring

Cari complottisti, preparatevi, il 6G è già in rampa di lancio. Allo stand Xiaomi è stata una lotta fisica riuscire ad avvicinarsi alla loro nuova hypercar: la Vision GT.

Hanno catalizzato l’attenzione di tutta la fiera con questo concept completamente elettrico. L’aerodinamica è portata all’estremo, con un’enorme ala posteriore e dettagli tecnici sulle sospensioni anteriori da far sbavare gli appassionati. Una chicca estetica? I copricerchi rimangono sempre orizzontali in marcia grazie a un gioco di magneti. Non ci sono specifiche tecniche ufficiali essendo un prototipo, ma Xiaomi ha dichiarato apertamente di voler abbattere ogni record al Nurburgring. Sono entrati nel mondo automotive a gamba tesa. Certo, bellissimo… ma io continuo a sognare che mi facciano una “Redmi Car” utilitaria e super economica!

I rugged da difesa personale: Blackview e Ulephone

Se lavorate in cantiere, o se semplicemente avete bisogno di un’arma contundente legale, i cinesi hanno ciò che fa per voi. Blackview ha portato un rugged con display posteriore, termocamera Flear e batteria da 20.000 mAh. Pesa letteralmente un chilo.

Ma Ulephone ha alzato ulteriormente l’asticella del disagio (in senso buono): hanno modelli da 25.500 mAh (circa 2 kg di peso) e un mostro assoluto da 28.000 mAh che pesa la bellezza di 6 kg. Oltre a farci la settimana in montagna, ci potete fare tranquillamente sollevamento pesi.

Umanoidi e robotica: Agibot ci mostra la realtà dietro l’hype

Ho voluto chiudere il tour analizzando da vicino i robot. Nessun trucco, nessun cavo di supporto. Agibot (azienda che costruisce componenti OEM per terze parti) ha fatto una demo impressionante di precisione con un robot cameriere in grado di tenere in perfetto equilibrio dei bicchieri.

Ho potuto analizzare un robot “nudo” per capirne l’architettura:

  • Sensori LIDAR, telecamere 3D a infrarossi e ottiche frontali/inferiori per la mappatura dei piedi.
  • Zainetto con pacco batteria e unità centrale di calcolo raffreddata a ventola.
  • Antenne Wi-Fi, Bluetooth e 5G integrate.
  • Decine di servomotori dedicati (con schede madri singole) per spalle, gomiti, anche, ginocchia e piedi.
  • Una mano pazzesca dotata di tutti i gradi di libertà di quella umana, mossa da micromotori e leveraggi invisibili.

Tutto bellissimo. Ma serve un bagno di realtà: durante le presentazioni ballano, fanno il moonwalk e servono da bere, ma appena escono dai binari della demo preimpostata, vanno tutti in tilt. E infatti, per i movimenti complessi in fiera c’era sempre un operatore umano che gli insegnava i movimenti tramite telemetria in tempo reale (come sul ring).

Gli umanoidi sono la prossima frontiera, ma oggi manca ancora la densità energetica delle batterie e la potenza di calcolo on-board necessaria per far capire a un robot cosa diamine deve fare in uno scenario reale imprevisto. Chiedetevi perché il tanto pompato robot di Elon Musk, pur avendo budget illimitati, non è ancora operativo nelle catene di montaggio Tesla. Ci arriveremo, ma serve tempo.

Così si chiude il mio ventesimo Mobile World Congress. Una fiera croccante, piena di idee e spunti che segneranno il mercato dei prossimi mesi.