Lanciare un MacBook a €699 nella sua versione base da 256GB (che scendono a soli €599 per studenti e insegnanti) è una mossa che ha, a dir poco, prodotto il suo rumore all’interno del settore tech in questi giorni. Qualcuno lo ha già etichettato come il miracolo dell’anno; altri, storcendo il naso davanti ad alcune rinunce fisiologiche come le due sole porte USB o i famigerati 8GB di RAM, lo hanno scartato a priori ma oggi voglio andare ben oltre la scheda tecnica.
Ho deciso di mettere da parte le opinioni basate sui meri numeri, l’ho testato a fondo mettendolo anche a confronto diretto con la concorrenza Windows venduta a parità di budget, e sono pronto a raccontarvi se questo MacBook Neo ha davvero senso per completare il vostro ecosistema.
Design e qualità costruttiva: la vera esperienza MacBook
La prima cosa che colpisce tirandolo fuori dalla scatola non è la scheda tecnica, ma la qualità percepita. Con un’altezza di appena 1,27 cm, una larghezza di 29,75 cm e una profondità di 20,64 cm, per un peso piuma di soli 1,23 kg, questo portatile è un capolavoro di ingegneria ed ergonomia.
Il computer risulta super bilanciato: lo apri con un solo dito, senza dover tenere ferma la base, e si risveglia all’istante, restituendoti fin da subito quell’esperienza premium che spesso fa la differenza nell’uso quotidiano. L’alluminio della scocca è praticamente tutto riciclato, così come il cobalto e le terre rare della batteria (riciclati al 100%), dimostrando un occhio di riguardo alla sostenibilità che fa sempre piacere.
Un dettaglio fondamentale è il trackpad. In questa fascia di prezzo, il mercato offre solitamente superfici plastiche rumorose e imprecise (“sclac sclac”, per intenderci). Qui abbiamo una superficie eccellente, un clic morbido, ammortizzato e preciso che fa invidia a macchine che costano il doppio.
C’è però una critica severa che devo muovere ad Apple: manca la retroilluminazione della tastiera. Per un computer del genere, nel 2026, è una mancanza fastidiosa, specialmente se siete abituati a scrivere o lavorare di sera in ambienti poco illuminati.
Il display Liquid Retina: un compromesso che convince
Lo schermo è un bellissimo pannello Liquid Retina da 13 pollici di diagonale. Nello specifico parliamo di un display retroilluminato LED con tecnologia IPS che offre una risoluzione nativa di 2408×1506 a 219 pixel per pollice. Qualcuno potrebbe lamentarsi delle cornici un po’ spesse, arricchite dal classico gommino protettivo che evita l’ingresso della polvere a computer chiuso, ma la resa visiva c’è tutta.
La luminosità massima si ferma a 500 nit. Ovviamente non stiamo parlando dei picchi di un MacBook Pro o dei 5000 nit degli smartphone moderni pensati per il sole a picco, ma per un portatile che si usa tendenzialmente al chiuso o all’ombra, sono valori più che sufficienti. I colori sono fantastici e l’angolo di visuale è ottimo. Certo, non essendo un pannello OLED, inclinandolo molto i neri tendono a virare leggermente verso il grigio, ed essendo uno schermo lucido dovrete fare i conti con qualche riflesso (manca purtroppo un’opzione opaca). Tuttavia, a 699 euro, non ho mai visto un display così bello e definito su nessun altro notebook della concorrenza.
Prestazioni e hardware: il cuore dell’iPhone spinge forte
Arriviamo al nocciolo della questione. Sotto la scocca non c’è un processore della blasonata serie M, ma il chip Apple A18 Pro (lo stesso montato sugli iPhone di punta), ottimizzato e “pompato” per gestire questo sistema operativo. A livello tecnico troviamo una CPU 6‑core (strutturata con 2 performance core e 4 efficiency core) e una GPU 5‑core che vanta addirittura il Ray tracing con accelerazione hardware. Il tutto è coadiuvato da un potente Neural Engine 16‑core per le operazioni di intelligenza artificiale.
A supportare questo comparto troviamo 8GB di memoria unificata con ben 60 GBps di banda di memoria. Ma all’atto pratico, questi 8GB non sono un salto nell’anteguerra?
La risposta è: assolutamente no, grazie all’incredibile velocità della RAM e del disco SSD. L’80% delle persone usa il PC per scrivere documenti, guardare video, navigare sul web (il Wi-Fi 6E integrato fa il suo dovere, anche se non ha velocità di picco esagerate e non è l’ultimissimo standard 7) e lavorare in cloud. Per queste operazioni, il MacBook Neo è un fulmine. Ho aperto contemporaneamente Spotify web pompando i bassi (davvero un ottimo audio per le dimensioni), decine di schede Chrome pesanti come il Corriere o Canva, e Google Meet, senza avvertire la minima esitazione.
Il test estremo: montaggio video e gaming
Ho voluto stressarlo per capire i suoi limiti strutturali. Ho aperto Adobe Premiere Pro importando una timeline in 4K a 60 fps con due tracce video sovrapposte. Risultato? Si può fare. L’anteprima si muove a 53-54 fps con estrema fluidità, essendo peraltro perfettamente sincronizzata con lo schermo a 60Hz. Le cose si complicano solo se iniziate a fare color correction pesante o conversioni HDR in HLG: lì il processore deve rielaborare tutto e si nota qualche micro-lag di mezzo secondo quando si preme play. Cose che fanno girare le scatole a un montatore professionista, ma tollerabilissime per chi edita saltuariamente.
Per esportare un video di 15 minuti in 4K ci ha impiegato circa 21 minuti (il mio Pro M4 ce ne mette 10). Non è una macchina nata per i videomaker, ma se dovete montare un Reel o un progetto ogni 15 giorni, vi porterà a casa il risultato. Durante il rendering in background, ho continuato a usare Canva e importare screenshot; il sistema ha leggermente rallentato l’esportazione spartendo le risorse, ma non si è mai bloccato.
E per giocare? Ho lanciato Resident Evil 4 in modalità gioco a tutto schermo. Con Premiere aperto in background girava a 30-31 fps, mentre chiudendo tutto è arrivato a toccare i 58 fps con effetti di luce spinti e qualità di rendering massima. Davvero niente male per una macchina fanless (completamente priva di ventole e quindi silenziosissima) che scalda solo in maniera quasi impercettibile sul fondo.
Porte, connettività ed espansione: scelte oculate
La dotazione di porte è scarna, e chi giudica solo dalla scheda tecnica potrebbe fermarsi qui. Sul fianco sinistro troviamo un Jack per cuffie da 3,5 mm e solamente due ingressi USB.
Entrando nel dettaglio, abbiamo una porta USB 3 (USB‑C) veloce, in grado di gestire ricarica, uscita video DisplayPorte trasferimenti dati fino a 10 Gbps. Subito a fianco c’è una porta USB 2 (USB‑C) decisamente “castrata”, utile sempre per la ricarica ma limitata allo standard USB 2 (fino a 480 Mbps), perfetta per collegare una tastiera o il mouse, ma inutile per i trasferimenti dati pesanti.
Il segreto per sfruttare questa macchina è usare la porta veloce da 10 Gbps. Visti i soli 256GB di spazio del modello base (che ritengo siano pochi ma sufficienti per iniziare), vi sconsiglio di spendere 100 euro in più per la versione da 512GB solo per avere il Touch ID; molto meglio investire quei soldi in un velocissimo SSD esterno compatto.
Inoltre, grazie al supporto DisplayPort, la porta ad alta velocità supporta un monitor esterno con risoluzione nativa fino a 4K a 60Hz, riuscendo contemporaneamente a mantenere la risoluzione nativa sullo schermo integrato. Ho fatto la prova lavorando su Premiere a doppio schermo e il computer non ha perso mezzo frame, rimanendo sempre fluido.
Autonomia e ricarica
Utilizzandolo per operazioni classiche da ufficio, la percentuale della batteria scende del 5-7% ogni ora, garantendovi tranquillamente di chiudere un’intera giornata lavorativa, con un’affidabilità nello standby impeccabile. Se lo stressate in maniera “hard” con rendering o giochi, il consumo sale al 15% l’ora.
Per quanto riguarda la ricarica, Apple non inserisce l’alimentatore in confezione. È un malus, certo, ma trattandosi di uno standard USB-C possiamo usare i caricatori che già abbiamo a casa. Con un alimentatore da 30W si arriva al 50% in mezz’ora e al 100% in circa un’ora e un quarto o poco più.
Il confronto impietoso con il mondo Windows
Per dare un senso pratico a questa recensione, sono andato nella grande distribuzione e ho comprato un PC Windows da circa 700 euro: un HP con processore i5, 16GB di RAM e 1TB di SSD. Nonostante la scheda tecnica sulla carta fosse superiore per memorie, lo scontro è stato impietoso.
Il PC Windows era interamente in plastica e ingombrante (oltre i 15 pollici, non esiste nulla di veramente portatile in questa fascia), e necessitava di due mani per essere aperto a causa della cerniera mal bilanciata. Il display, seppur più grande, era un banale Full HD con angoli di visuale imbarazzanti: bastava spostare leggermente la testa o cambiare l’inclinazione per vedere i neri slavati e i colori sfalsati tra occhio destro e sinistro. L’audio mancava totalmente di bassi e la webcam era scattosa, impiegando il doppio del tempo a caricare una call su Google Meet.
Ma la vera tragedia è avvenuta provando a usare Premiere con le stesse clip in 4K: la macchina andava costantemente in blocco (“glitchava” e laggava vistosamente), i tempi di rendering stimati superavano l’ora e venti minuti (contro i 21 del Mac), e provando a collegare un monitor esterno ad alta risoluzione l’intero sistema si è letteralmente inchiodato. Senza contare la ventola rumorosissima che disperdeva calore a più non posso e la batteria prosciugata in sole 3 ore. Certo, su Windows il Wi-Fi era leggermente più veloce nei test puri, ma nell’uso pratico la differenza di fluidità generale era abissale.
Il verdetto finale: ha senso?
Il nuovo MacBook Neo non è esente da difetti: la mancanza della tastiera retroilluminata, la seconda porta USB-C castrata e i soli 256GB di spazio base sono compromessi reali. Tuttavia, la fluidità del sistema operativo, la qualità costruttiva eccezionale, lo schermo nettamente superiore alla concorrenza diretta e l’ottimizzazione chirurgica del chip A18 Pro lo rendono un best buy assoluto.
A 699 euro (o 599 euro se siete studenti), non esiste attualmente sul mercato del nuovo un computer capace di offrire un’esperienza d’uso così reattiva, un trackpad così preciso e un design così compatto e silenzioso. La versione da 799 euro (con 512GB e Touch ID) perde un po’ di senso perché ci si avvicina pericolosamente ai prezzi degli Air M2 ricondizionati (che si trovano intorno ai 699 euro e offrono qualcosa in più in termini di chip), ma il modello base da 256GB è la porta d’ingresso perfetta nell’ecosistema Apple. È sensato, pragmatico e maledettamente veloce per quello che costa.

