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DOMOTICA, SICUREZZA e DIFFERENZE tra GOOGLE, ALEXA e HOME KIT

Eccoci arrivati alla seconda puntata della serie in collaborazione con Freedompro “Casa domotica e Smart: istruzioni per l’uso“. Il focus questa volta sarà sulla sicurezza e sulle differenze tra i vari assistenti: Google, Alexa e Apple HomeKit.

Riguardo alla sicurezza mi è stato che fra un impianto domotico e uno tradizionale non ci sono sostanziali differenze, a patto però che quello domotico venga messo a punto e certificato da un tecnico. Niente fai da te quindi se si vuole stare tranquilli.

Passando alle differenze fra le piattaforme la prima discriminante è la compatibilità: Apple si integra con circa 100 brand e 22 categorie, Google 1600 brand e 79 categorie, Alexa è allineata a Google, con meno categorie ma qualche brand in più.

Una delle differenze più grandi sta nella comunicazione, quella di Apple avviene su rete locale metre Google ed Alexa comunicano con gli oggetti in cloud to cloud. Istintivamente il metodo di Apple potrebbe sembrare più sicuro rimanendo in locale ma in realtà non è proprio così, il cloud ha raggiunto elevatissimi standard di sicurezza che, a differenza della rete locale, vengono sempre aggiornati. Il vantaggio di una comunicazione in locale risiede invece nel poter funzionare anche quando andrà via la connessione, quando il cloud ci costringerà a riutilizzare gli interruttori.

La gestione dell’interfaccia è diversa, Apple e Google hanno una logica di suddivisione per abitazioni e per stanze, anche se Google ci fornisce qualche informazione in meno a colpo d’occhio sullo stato dei dispositivi smart, Alexa invece divide per gruppi, starà a noi decidere che gruppi creare e quale logica seguire, come Apple però ci dice lo stato dei dispositivi, ad esempio la percentuale di apertura delle tapparelle. Il difetto di Alexa rispetto a Google è che non si può associare un assistente vocale ad una stanza, ma si dovrà sempre specificare “accendi luci cucina” anche se si sta parlando con l’Echo posto in cucina.

Apple ha ancora la limitazione di dover avere per forza un iPad o iPhone o Apple TV a fare da hub (anche se è stato recentemente annunciato HomePod per l’Italia), Google, essendo nato come motore di ricerca, è sicuramente il migliore nelle ricerche e distingue anche chi gli sta parlando. Alexa funziona altrettanto bene sui comandi domotici ma meno sulle ricerche, il suo grande valore aggiunto, soprattutto su Apple è l’essere integrato in ormai tantissimi apparati, citofoni, tv, macchine del caffe..

Parlando di differenze sulle routine Apple ha il vantaggio di poter prendere come trigger qualsiasi cosa, una luce che si accende, una tv, un calorifero, e distingue la prima persona che entra e l’ultima che esce da casa (a patto che abbiano un iPhone). Google da questo punto di vista è probabilmente il più limitato perchè può iniziare una routine solo con comando vocale o programmazione oraria. Alexa accetta come trigger sia comandi vocali che orari ma anche i dispositivi sparsi per casa. Questi ultimi però sono molti meno di quelli di Apple, solo citofoni, Echo, e pochi altri. Il vantaggio di Alexa però è quello di poter mettere delle pause alle routine, dei ritardi, e non far accadare tutto subito allo scattare del trigger.

HomeKit di Apple non può comandare tutti gli oggetti che si interfacciano attraverso un bridge, necessita della connessione diretta, Google e Alexa, sempre per il discorso che comunicano via cloud, non hanno questa limitazione, chiedono solo un PIN aggiuntivo in caso di dispositivi relativi alla sicurezza come le serrature.

A questo punto visto che ogni sistema ha i suoi pro e contro, l’ideale sarebbe integrarli tutti e tre, con dispositivi come Easykon di Freedompro, che permette questa integrazione garantendo un alto livello di sicurezza grazie ad un pulsante che in caso di dubbi sull’integrità del nostro sistema di sicurezza automaticamente cambierà tutte le chiavi interne e resetterà password e connessioni con i vari cloud.

A proposito di sicurezza la cosa più importante è sempre affidarsi a produttori e costruttori che garantiscano certezze, che siano conosciuti ed affidabili, il rischio altrimenti è quello di trovarsi i dati provenienti dai nostri apparati su cloud sconosciuti dei quali non si conosce il grado di sicurezza. Apple non ha questo rischio, comunicando in locale, Google ed Amazon però riescono comunque a minimizzarlo richiedendo delle certificazioni abbastanza stringenti a chiunque voglia rendere un prodotto compatibile con i loro sistemi.

L’appuntamento adesso è alla terza puntata, dove si parlerà di integrazione.